Liliana Segre in consiglio regionale: «Il mondo va verso l'odio, io predico pace e libertà»

L'atteso intervento della senatrice a vita al Pirellone

Liliana Segre mentre parla in aula al Pirellone

«Ho visto l'odio praticato prima a parole e poi nei fatti, e nel mio novantesimo anno di età non posso smettere di combatterlo. Il mondo va verso una deriva di odio, io voglio predicare pace e libertà». E' terminato così l'intervento di Liliana Segre, senatrice a vita, nell'aula del consiglio regionale, martedì 11 febbraio. Introdotta da Alessandro Fermi, presidente dell'aula, e da Attilio Fontana, presidente di Regione Lombardia, con alcuni banchi del centrodestra vuoti, Segre ha invitato tutti i consiglieri regionali al binario 21 della Stazione Centrale («farei da guida») e poi ha ripercorso le tappe principali della sua vicenda di ragazzina milanese deportata ad Auschwitz, soffermandosi però in particolare sulla figura di suo nonno paterno.

«Un milanesone, ebreo ateo, nato in via Argelati, di origini modeste, che si è fatto da solo fondando una piccola ditta che esiste ancora», ha ricordato Segre ripercorrendo le tracce della sua famiglia e citando lo zio, fascista della prima ora: «Si è sposato in camicia nera e poi nel 1938 con le leggi razziali la sua fede nel fascismo è crollata». Commosso il ricordo della malattia del nonno, il morbo di Parkinson che lo aveva preso e che lo accompagnò fin quando, sfollati a Inverigo, nonno e nipotina si divisero perché un amico di famiglia aveva preso in salvo lei portandola a nascondersi altrove: «Cercavo di farlo ridere e non ci riuscivo, lo pettinavo, gli tagliavo le unghie», ha raccontato Segre.

Nel ricordo in consiglio regionale, il carcere di San Vittore per quaranta giorni: «Nata all'ospedale San Giuseppe, avevo sempre visto il carcere da bambina e mai avrei pensato che ci sarei finita anche io, senza aver fatto niente di male ma con l'unica colpa d'essere nata». E poi la deportazione dal binario 21 della Stazione Centrale, un luogo recuperato da circa vent'anni grazie alla Comunità di Sant'Egidio e all'interesse manifestato in particolare dal cardinale Carlo Maria Martini e dal rabbino capo di Milano Rav Laras. 

«E' più facile credere che lo sterminio non sia mai avvenuto»

Parlando della deportazione, Segre si è soffermata soprattutto sul concetto del male altrui, «talmente orribile quello del lager che i negazionisti oggi hanno un grande successo. E' molto più facile credere che non sia mai avvenuto, piuttosto che ammettere che l'uomo arrivi a cose indicibili». Infine il ritorno a Milano, «molto diverso dall'andata, perché il viaggio non era con i vagoni sbarrati, si cantava e durante le varie tappe le persone venivano a offrirci qualunque cosa». L'arrivo in piazzale Cadorna, con la stazione bombardata ma «piena di gente, con un mercato e un signore che fece l'elemosina a me e alla mia amica Graziella». E poi la ricerca di casa, in corso Magenta, con il portinaio che non la riconobbe ma poi chiamò giù tutti gli abitanti per salutare la 14enne Liliana, sopravvissuta allo sterminio. E la lenta ripresa della vita "normale", con la vicinanza dello zio e dei nonni materni, la ripresa degli studi interrotti alle scuole elementari. 

Un inizio difficile. «Ero una brutta ragazza, goffa, selvaggia, inadatta a tagliare la mela con il coltello e la forchetta perché avevo mangiato di tutto pur di mangiare. Non sapevo più stare con nessuno. Fu una grande sofferenza riuscire a farmi accettare brutta, selvaggia, triste, infelice, in un mondo in cui giustamente si festeggiava la libertà, si andava a ballare. Io facevo fatica, era troppo vicina nel tempo la musica delle violiniste del lager. Fu molto importante tornare a studiare. E trovare l'amore, l'antidoto».

La mozione contro l'odio

«Che cosa fa una vecchia italiana che va di colpo in Senato, non essendosi mai occupata prima di politica?», ha infine affermato Segre parlando apertamente della mozione per l'istituzione di una Commissione per il contrasto all'intolleranza, che ha generato fortissime polemiche politiche: «Di una cosa sola posso essere portatrice al Senato: di una mozione contro l'odio in tutte le sue forme, senza distinguo, perché se non si fa la predica contro l'odio senza mai smettere, si accettano anche atteggiamenti di piccolo odio quotidiano, come l'hate speach contro quello che ha spostato la bicicletta. Quindi nella mozione che ho proposto non c'è censura, ma il sentimento di chi l'odio l'ha visto prima a parole e poi coi fatti e non può smettere di combatterlo, nemmeno nel novantesimo anno di età».

Fontana: «Evitare i due mali dell'oblio e dell'indifferenza»

«Il dramma della Shoah è un vulnus scolpito per sempre nella storia europea e in quella italiana, siamo chiamati a ricordarla». Così Attilio Fontana, presidente della Regione Lombardia, ha introdotto l'intervento di Liliana Segre in consiglio regionale: «Dobbiamo evitare che si verifichino due mali, l'oblio e l'indifferenza. Non disperdiamo la memoria perché soltanto la memoria ci protegge consentendoci di superare l'indifferenza indicata come male da sconfiggere». 

«La Regione - ha proseguito Fontana - ha fortemente creduto fin dall'inizio nella realizzazione del memoriale della Shoah, ma non basta, ogni equivoco va chiarito e ogni eroe va celebrato». Il presidente della Lombardia ha quindi ricordato le mozioni approvate dall'aula del Pirellone: una a sostegno della Segre per le minacce ricevute e una con la richiesta al governo per la stesura di un codice «con una chiara definizione dell antisemitismo».

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