Piano luoghi di culto a Milano, Maran: "Il 90% non sono moschee, ma si parla solo di quelle"

Il Comune ha incontrato i rappresentanti delle comunità religiose di Milano per la definizione di nuovi spazi dedicati al culto e alla preghiera

Moschea (foto repertorio)

"Abbiamo bisogno di allargare la concessione di questi spazi, sei strutture sono poche a Milano, visto che noi accogliamo ogni venerdì 2.500 persone". Queste le parole del rappresentante della comunità islamica di via Quaranta, Sharif Mohamed, all'incontro tra il Comune di Milano e i rappresentanti delle comunità religiose della città, che si è svolto il 4 luglio al centro islamico di via Quaranta 54.

Il confronto ha visto discutere l'amministrazione comunale con le diverse confessioni religiose milanesi a proposito della definizione del piano attrezzature per i nuovi luoghi di culto in città inserito nel Piano di governo del territorio. 19 le comunità meneghine incontrate dal Comune, che si è detto determinato a superare "gli ostacoli" - come li ha definiti l'assessore a urbanistica, verde e architettura Pierfrancesco Maran - posti dalla modifica delle legge regionale sui luoghi di culto del 2015.

"Il 90% dei nuovi luoghi di culto sono di altre confessioni religiose anche se si parla solo di moschee", ha aggiunto Maran, che ha evidenziato come la legge regionale del 2015 renda più complesso individuare gli spazi da destinare alle diverse confessioni religiose meneghine. L'assessore ha poi fatto notare: "La regione potrebbe azzerare l'iter, lo reputo probabile visto come hanno affrontato il tema. D'altronde quando c'è un approccio ideologico il dialogo è faticoso". Rispetto alla posizione dell'amministrazione comunale, i rappresentanti della comunità islamica si sono detti soddisfatti, facendo notare però il bisogno di "allargare la concessione di questi spazi, perché bisogna vedere la necessità globale della città".

I nuovi luoghi di culto

Già a giugno con la pubblicazione del Piano di governo del territorio, Maran aveva messo in luce come il progetto volesse garantire "il pieno diritto di culto a tutte le religioni, ma rispettando tutte le condizioni di sicurezza, selezionando luoghi adatti e ponendo fine a soluzioni improprie come gli scantinati". I nuovi luoghi di preghiera e di culto previsti dal piano, pertanto, dovranno essere rispettosi delle norme, accessibili e aperti a tutti, oltre ad avere guide religiose che assumano il ruolo di mediatori per assicurare  la piena attuazione dei principi costituzionali di civile convivenza, laicità dello Stato, legalità e parità dei diritti tra uomo e donna. Tra le 24 richieste di assegnazione di nuovi spazi per il culto, tre riguardavano la comunità cristiano-evangelica, due quella cristiana copta ortodossa, quattro quella islamica, sei quella cattolica ambrosiana.

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