Maggioritario, dopo il "via libera" di Salvini la Regione Lombardia brucia le tappe per il referendum

Serve la richiesta di 5 consigli regionali. Stravolto il calendario della commissione Affari istituzionali, si va in aula il 24 settembre

Il Pirellone, sede di Regione Lombardia

Accelerazione della Lega sul referendum per cambiare il sistema elettorale italiano delle politiche, da misto maggioritario e proporzionale a totalmente maggioritario. La commissione Affari istituzionali del Pirellone ha dato il via libera alla richiesta di referendum. A favore anche Forza Italia (dopo qualche cautela nei giorni scorsi) e Fratelli d'Italia, mentre Viviana Beccalossi (misto ex Fdi) si è astenuta e le opposizioni (Pd, 5 Stelle e +Europa) non hanno partecipato al voto. Il 24 settembre il testo andrà in aula per l'approvazione finale, che si dà per scontata.

Per indire un referendum, è necessario raccogliere le firme di 500 mila elettori o il sì di 5 consigli regionali. La Lega, con il centrodestra, governa in ben più di cinque Regioni italiane e quindi questa opzione è la più rapidamente percorribile, tanto che il leader nazionale Matteo Salvini aveva lanciato un appello in questo senso nei giorni scorsi.

L'accelerazione ha creato malumori. Marco Fumagalli del Movimento 5 Stelle afferma che «Salvini non può dettare l’agenda politica alla Lombardia, regione che ha ben altre priorità. Siamo ovviamente a favore del referendum e per la democrazia diretta, ma questa proposta è strumentale e il suo iter di discussione è offensivo». Critiche anche le altre opposizioni: «La Lega fa valere la forza dei numeri per impegnare la Regione Lombardia in una battaglia di parte, quella di Salvini contro il governo in carica», si legge in una lettera aperta di Fabio Pizzul del Pd, sottoscritta anche da +Europa con Emma Bonino e Lombardi Civici Europeisti. «E' stata cancellata la seduta di commissione già convocata spostandola al giorno successivo senza nemmeno sentire l'ufficio di presidenza, con lo scopo di imporre una discussione lampo su un tema che meriterebbe approfondimenti seri». 

Ma la Lega non ci sta: «Comprendiamo il terrore del Pd nel giudizio democratico dei cittadini. Siamo intenzionati ad avvalerci della prerogativa referendaria opponendo la forza di un strumento di democrazia diretta alle manovrine del Palazzo», ribatte Simone Giudici, consigliere regionale del Carroccio.

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