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Cannabis terapeutica, 6mila firme per la marijuana a casa: ecco la proposta di legge

Accettate le firme portate dai Radicali a sostegno della loro proposta di legge che prevede l'uso della cannabis terapeutica anche a domicilio. Entro tre mesi la discussione in Consiglio

L'immagine postata dai Radicali su Fb per esultare

Per festeggiare hanno immaginariamente illuminato il Pirellone, proprio come aveva fatto Roberto Maroni prima del “Family Day”, con una foglia di marijuana. E da festeggiare i Radicali di Milano ne hanno motivo. Perché martedì pomeriggio l’ufficio di presidenza del Pirellone ha dichiarato ammissibile la loro proposta di legge sull’uso della cannabis terapeutica anche a domicilio. I promotori dell’iniziativa, infatti, hanno raccolto oltre seimila firme - mille in più della soglia minima - e sono riusciti a far approdare la loro proposta di iniziativa popolare negli uffici di via Filzi. 

A inizio 2016, accettando un decreto del ministero della salute, la Lombardia aveva già dato il proprio via libera all’uso della cannabis terapeutica gratuitamente negli ospedali regionali. I Radicali, che hanno iniziato a raccogliere adesioni ad agosto scorso, chiedono però che l’uso della marijuana “curativa” venga permesso anche a domicilio, e sempre senza spese. 

Adesso, il passo successivo è stabilire il calendario. Entro dieci giorni il testo dovrà andare in commissione sanità per essere analizzato e discusso. Poi, nel giro di massimo novanta giorni, la proposta di legge dovrà approdare in consiglio regionale e essere all’ordine del giorno. 

La strada, comunque, si annuncia abbastanza tortuosa. La maggioranza, guidata da Roberto Maroni, che pure aveva detto sì all’uso della cannabis terapeutica negli ospedali, è abbastanza scettica sull’apertura all’uso in casa. 

Una buona spalla, invece, i Radicali potrebbero trovarla nel Movimento 5 stelle. I primi a parlare di marijuana “curativa” - ad agosto dello scorso anno - erano stati proprio i grillini, con un ordine del giorno che era passato con una buona maggioranza. E chissà che la storia non si ripeta. 

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