Addio a Lucio Bertè, storico militante radicale milanese ed ex consigliere regionale

Bertè è morto la Vigilia di Natale. Le sue battaglie dall'antiproibizionismo alla democrazia in Europa dell'Est. Il ricordo dei radicali milanesi, di Emma Bonino e di Rita Bernardini

Lucio Bertè (Fb)

E' morto il 24 dicembre a Milano, all'età di 79 anni, Lucio Bertè. Storico militante e dirigente radicale, è stato anche consigliere regionale in Lombardia. E' stato un rigoroso esempio di militanza radicale basata sulle iniziative politiche concrete e sulla pratica della nonviolenza. La cerimonia funebre si svolgerà venerdì 27 dicembre alle 10 di mattina presso la chiesa del cimitero di Lambrate. Fino alle 9 è possibile dare l'ultimo saluto alla salma in via Riccardo Bauer 19.

Nato a Stradella nel 1940, Lucio Bertè ha iniziato l'attività politica nel 1981 iscrivendosi al Partito Radicale per partecipare alla mobilitazione contro la fame nel mondo. Ha organizzato campagne per i diritti degli sfrattati e dei carcerati, per l'antiproibizionismo sulla droga ma anche, più recentemente, contro il parcheggio di piazza Sant'Ambrogio, a Milano, che avrebbe messo a rischio un cimitero paleocristiano vincolato dalle Belle Arti. Anche in quel caso con la nonviolenza: stette nel cantiere per più di 50 giorni chiedendo di essere denunciato.

«Ricordiamo con grande affetto Lucio Berté, instancabile attivista radicale. Dotato di rara umanità, ha sempre lottato con metodo nonviolento per l’affermazione dei diritti degli ultimi, dei più emarginati dalla società. Porteremo con noi ogni suo insegnamento», scrive in una nota l'Associazione Enzo Tortora Radicali Milano, a cui Bertè è sempre stato iscritto fin dal 1981.

Dalle trincee croate al Pirellone

Fin dagli anni '80 Lucio Bertè fu in prima linea in Europa dell'Est a fianco del dissenso democratico nei regimi comunisti. Nel 1986 venne arrestato a Belgrado e poi fu espulso per tre anni dalla Jugoslavia per avere partecipato a una manifestazione che chiedeva l'ingresso di quel Paese nella Cee. Nel 1988 partecipò all'iniziativa radicale per ricordare il ventennale della Primavera di Praga e della morte di Jan Palach, nella capitale dell'allora Cecoslovacchia. Trascorse il capodanno del 1992 presso le trincee di Osijek, insieme alle forze di difesa croata, sotto i colpi dell'artiglieria serba. Con lui Marco Pannella, Roberto Cicciomessere, Lorenzo Strik Lievers e Oliver Dupuis.

Collaboratore del gruppo antiproibizionista in consiglio regionale dal 1990 al 1995, con i consiglieri Marco Taradash e Giorgio Inzani lavorò sul tema dell'eroina e dei Sert in tutta Italia, che in quel periodo non distribuivano metadone ai tossicodipendenti. Subentrò come consigliere regionale nel 2003, come primo dei non eletti della Lista Pannella a Milano, dopo le dimissioni di Yasha Reibman, e restò in carica fino al 2005. Nel frattempo aveva iniziato una protesta nonviolenta contro la sottrazione "facile" di minori alle famiglie, girando con una catena che allungava lui stesso di un metro al giorno, dopo avere consegnato le uniche due copie delle chiavi al presidente del Tribunale dei Minorenni, all'epoca Livia Pomodoro, e al sindaco di Milano, all'epoca Gabriele Albertini.

Il ricordo di Rita Bernardini e Emma Bonino

Negli ultimi anni, con la separazione giuridica e politica tra Partito Radicale Transnazionale e Radicali Italiani, scelse di aderire a entrambi i movimenti lavorando continuamente per il ricongiungimento in nome delle comuni idee e azioni politiche. Commosso il ricordo della dirigente del Partito Radicale Rita Bernardini: «Fummo assolti, io, Lucio Bertè e Marco Pannella per la disobbedienza civile del 20 ottobre 1997 nel corso della quale distribuimmo gratuitamente hashish e parte del finanziamento pubblico in Piazza della Scala a Milano. Assolti, due anni dopo, "per non aver commesso il fatto". Ma il fatto l'avevamo commesso, eccome! Lo ricordò Marco Pannella nel collegamento riproposto stamattina da Radio Radicale, stigmatizzando "la disattenzione e la sufficienza" della stampa di regime (mai sopite) perché "il proibizionismo ha necessità vitale del flagello dell'ignoranza". Lucio Bertè per tutta la sua vita di dirigente e militante radicale ha dovuto fare i conti con questo colpevole ostracismo informativo».

Anche Emma Bonino, senatrice e dirigente di Più Europa, ha voluto lasciare un ricordo commosso di Bertè: «E' stato uno dei dirigenti radicali che nella sua lunga storia politica meglio ha saputo incarnare la teoria e la pratica della nonviolenza, con un rigore e un’intransigenza spesso difficili da comprendere e più ancora da corrispondere da parte dei suoi stessi compagni di partito. Da militante di strada, da organizzatore di campagne per i diritti degli ultimi e degli "indifendibili" e da eletto nelle istituzioni (è stato consigliere regionale in Lombardia), in tutti i suoi diversi ruoli Lucio ha rappresentato un riferimento tanto esemplare e rispettato, quanto irregolare e non riconducibile a categorie politiche definite. La sua figura ha sempre espresso un senso alto e ambizioso di laico apostolato politico».

Lucio Bertè (secondo da sinistra) con Marco Pannella al Cimitero del Commonwealth di Trenno (Milano) il 25 aprile 2011 (foto Yuri Guaiana)

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