Piastra Expo, «Sala era consapevole di retrodatare i documenti». Le motivazioni della condanna

Pubblicate le motivazioni della sentenza di condanna: per i giudici sapeva ciò che faceva, ma l'unico scopo era impedire ritardi e non compromettere l'Expo

Beppe Sala

Beppe Sala, all'epoca commissario unico della manifestazione Expo e amministratore delegato di Expo 2015 Spa, era consapevole che stava retrodatando due verbali ma lo fece esclusivamente con l'obiettivo di evitare che la possibile incompatibilità di due componenti di una commissione di gara provocasse un ritardo irrecuperabile sulla procedura.

E', in estrema sintesi, il contenuto delle motivazioni della sentenza di condanna a sei mesi (convertita in una multa di 45 mila euro) per l'attuale sindaco di Milano, comminata nel mese di luglio. Contestualmente furono assolti tutti gli altri imputati. Il procuratore generale di Milano Massimo Gaballo aveva chiesto per Sala la condanna a un anno e un mese di reclusione. Il Tribunale di Milano riconobbe a Sala di avere agito «per motivi di particolare valore morale o sociale». L'appalto sotto accusa era quello della piastra per i servizi di Expo, la "base" dell'area e dei futuri padiglioni espositivi dei vari Paesi del mondo.

Sala, dunque, secondo il giudizio del Tribunale non ha consapevolmente retrodatato i documenti per avvantaggiare o danneggiare qualche concorrente, ma solo per assicurare che il cronoprogramma venisse rispettato evitando ulteriori ritardi (rispetto a quelli già accumulati) che avrebbero seriamente potuto compromettere l'avvio della manifestazione nei tempi stabiliti.

Solidarietà bipartisan dopo la condanna

«Resterò a fare il sindaco per i due anni che restano del mio mandato», aveva commentato Sala dopo la sentenza: «Una sentenza del genere, dopo sette anni, per un vizio di forma, allontanerà tanta gente per bene dall'occuparsi dalla cosa pubblica». A Sala arrivò la solidarietà del mondo politico milanese, anche di colore diverso. «Da milanese sono orgoglioso di come è stato gestito Expo. Se c'è stato un errore verificheremo di che tipo di errore si tratta, però io da milanese non festeggio se il mio sindaco viene condannato», dichiarò il leader della Lega Matteo Salvini, all'epoca ministro dell'Interno.

E Fabrizio De Pasquale, capogruppo di Forza Italia a Palazzo Marino, invitò Sala a «unirsi a noi nelle proposte per evitare la deresponsabilizzazione di amministratori e dirigenti pubblici». «Il sindaco preferiamo batterlo alle urne», fece eco il forzista Alessandro De Chirico.

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