Omicidio di via Padova, è querelle sui banchi della politica

Filippo Penati, candidato democratico alla presidenza della Lombardia, chiede le dimissioni del vicesindaco De Corato e del presidente della Commissione sicurezza del Comune, Matteo Salvini. Stesso parere dal Prc. Il sindaco Moratti: “quello che è successo in via Padova, non è una rivolta contro lo Stato”

Penati
Omicidio di via Padova, il giorno delle polemiche. L'opposizione insorge al Pirellone chiedendo le dimissioni del vicesindaco De Corato e del presidente della Commissione sicurezza del Comune, Matteo Salvini. “L'unica espulsione di cui ci sarebbe bisogno è quella di De Corato e Salvini dal governo della città"”. Lo afferma Luciano Muhlbauer, consigliere del Prc in Regione Lombardia.

Stessa linea anche da parte del candidato Pd alla presidenza della Regione, Filippo Penati: “Qui sono mancate le istituzioni, il Governo, lo Stato, ma soprattutto il governo locale. Sono 20 anni che la Lega governa questa città e quasi 15 anni che De Corato fa lo sceriffo e questi sono i risultati. Ieri è successa una cosa conseguenza di anni di abbandono del quartiere che è una sorta di porto franco di spaccio e prepotenza senza alcun intervento. Gli stessi vigili hanno ammesso di aver paura a venire in questo quartiere”.

Moratti
Ma nel giorno degli scontri politici, il sindaco Letizia Moratti ridimensiona i termini dei fatti di via Padova: quello che è successo non è una ripetizione “degli episodi nelle banlieu contro lo Stato”, ma una “rivalità fra bande”.  “La Moratti – ha fatto eco Penati - provi il brivido di fare a piedi via Padova, una volta nella sua vita. Secondo me non lo ha mai fatto perché in questi anni si è occupata di tenere lontano il traffico dal centro e dell'Expo e ha lasciato sole le periferie. Venga qui a riferire ai cittadini, io ero qui qualche giorno fa in un'assemblea con i residenti. Basta con gli scaricabarile”.
  Moratti: non è vero che abbiamo lasciato i cittadini da soli  

Il primo cittadino, in serata, ha fatto sapere che farà un sopralluogo in via Padova, per parlare con i comitati della zona. La Moratti non nega che vi sia un fenomeno da tenere sotto controllo, quello delle frizioni fra bande di stranieri, ma ci tiene a sottolineare che “non è vero che abbiamo lasciato soli i cittadini. La linea dura del Comune di Milano va avanti da anni”.

In via Padova questo, secondo Moratti, si è tradotto in telecamere, security point, presidi di polizia locale, militari e forze dell'ordine. E poi, dopo le critiche del centrosinistra e gli strali della Lega Nord, dice no alla demagogia. “Su questi temi – ha concluso - non possiamo permetterci di fare campagna elettorale, dobbiamo fare gli interessi dei cittadini”.

GLI AGGIORNAMENTI

15 febbraio 2010 ore 10.45 – Formigoni: “Punire i responsabili fino all'espulsione”. Anche il presidente della Regione, Roberto Formigoni, ha espresso dure critiche sui fatti di via Padova. “Si tratta di episodi intollerabili, le leggi vanno rispettate da tutti, soprattutto da chi è ospite nel nostro Paese. “Costoro andranno giudicati con il massimo della rapidità, puniti con severità anche fino all'espulsione”.

15 febbraio ore 17.25 – Rifondazione Comunista: “Il Prefetto chiarisca sui controlli”. “L'esistenza della circolare della Questura di Milano riportata, secondo un lancio dell'agenzia Ansa, nel volume 'Il libro nero della sicurezza' (Aliberti Editore, ndR), se confermata costituirebbe un fatto di gravità inaudita”. Lo ha detto il capogruppo del Prc in Regione Lombardia, Luciano Muhlbauer, precisando che, in base alla circolare di cui parla il libro, “si sarebbe ordinato ai funzionari di pianificare azioni massicce di controllo contro degrado e abusivismo rivolte solo contro i cittadini stranieri, istituendo così di fatto una sorta di apartheid di polizia, in totale contrasto con la carta costituzionale, con le leggi dello Stato e con ogni norma di civiltà” (ANSA).

15 febbraio ore 17.30 - La Cisl: “Il Comune mostra i muscoli ma la repressione non basta”.
Sulla vicenda dei rom e dopo l'omicidio di via Padova, parla Danilo Galvagni, segretario Cisl Milano: “E' iniziata la campagna elettorale. Il Comune mostra i muscoli, ma la repressione non basta. E' peggio chi vende borsette false in strada o chi prende le mazzette?” “Comprendo benissimo i pesanti disagi che devono sopportare i cittadini di via Padova o di alcune zone limitrofe ai campi nomadi, ma non con i rastrellamenti e gli sgomberi che si risolvono i problemi”. Si è espresso con queste parole il segretario generale della Cisl di Milano, Danilo Galvagni, riconducendo gli sgomberi rom a mera “campagna elettorale”.

 

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