L'altra idea per piazza d'Armi: «Resti il verde, diventi un parco agricolo urbano»

La presentazione del progetto dell'associazione Le Giardiniere, in alternativa ai campi d'allenamento dell'Inter

Piazza d'Armi (Foto Melley/MilanoToday)

Piazza d'Armi (quella dietro la caserma Perrucchetti) come il Parco Sempione, vecchia piazza d'Armi secondo antiche cartine geografiche che segnalavano anche il Castello Sforzesco come "caserma". E' l'esempio, forse, più suggestivo portato nella mattinata di lunedì 20 novembre alla conferenza stampa (trasformatasi di fatto in un convegno) dell'associazione Le Giardiniere, che sta lottando perché i 35 ettari oggi a verde "non pubblico", nel senso di non fruibile, ma pubblico per la proprietà (del Demanio, gestita da Invimit, società del Ministero dell'Economia) resti verde.

E "rimani" è la parola chiave: rimani così com'è ma anche Ri.Man.I., cioè rigenerazione, manutenzione, innovazione. Si sa che l'area è appetibile dal punto di vista economico: prima i quattromila appartamenti perimetrali, lasciando 27 ettari a verde pubblico; poi, tramontata quell'idea, la proposta dell'Inter di realizzare un centro d'allenamento che sostituisca Pinetina (ad Appiano Gentile) e Interello (a Niguarda), che piace molto di più a Palazzo Marino: il Comune di Milano, in cambio, chiederebbe alla società nerazzurra di "aprire" il più possibile il nuovo centro d'allenamento alla città.

Nemmeno questa prospettiva, però, soddisfa l'associazione Le Giardiniere e vari comitati (tra cui il Comitato Beni Comuni e il Comitato Piazza d'Armi, ma erano presenti anche diversi esponenti del Movimento 5 Stelle) che intendeno lottare affinché semmai l'area venga rigenerata con un verde fruibile, anche agricolo, ristrutturando i vecchi magazzini militari per attività sociali, economiche, sanitarie per la città. Sullo sfondo la critica alla «speculazione edilizia», rivolta tanto alle torri perimetrali (ormai non più attuali) quanto all'Inter, alla «valorizzazione intesa come monetizzazione» e anche, in un accenno, alla «privatizzazione del bene pubblico».

Piazza d'Armi: discariche abusive e roghi quotidiani

L'idea di fondo è che gli spazi verdi sono necessari su vari fronti: perché il suolo garantisce vita, perché i parchi portano con sé anche emozioni per chi li vive e li conosce, apprezzandone l'ecosistema di flora e fauna presenti, che non c'è motivo di eliminare. E perché è in crescita l'inquinamento da polveri sottili, che porta a morire per malattie polmonari, cardiovascolari e forse anche neurologiche.

Le Giardiniere non lottano da oggi per difendere lo stato dell'arte di piazza d'Armi. Lo hanno fatto chiedendo alla Sovrintendenza un vincolo ambientale e paesaggistico su tutta l'area, per ora senza risposta. Lo hanno fatto avanzando una richiesta di variante al pgt sempre per tutelare del tutto l'area verde, e un'analoga osservazione al piano paesaggistico regionale per chiedere che lo spazio venga inserito nella cosiddetta "rete ecologica regionale", di cui costituirebbe la parte più vicina ad un'area urbana. Infine, inserendo piazza d'Armi nei "Luoghi del cuore" del Fai.

Su un altro fronte, cercheranno di monitorare l'andamento della trattativa. Sì, perché secondo quanto prevede il codice degli appalti, anche un cosiddetto "dialogo competitivo" necessita di un bando pubblico che, fino ad adesso, non è stato pubblicato. Nonostante, appunto, l'Inter sia in fase avanzata di trattativa, quantomeno con il Comune di Milano. E poi c'è anche - apparentemente marginale, ma non troppo - la questione del centro sportivo U.S. Visconti, storica presenza di via delle Forze Armate e interamente nell'area Invimit: che fine farà? Verrà cancellata? Il quartiere si augura di no, perché si tratta di un presidio sociale oltre che sportivo molto importante.

Piazza d'Armi, il progetto alternativo nel dettaglio

Ma che cosa propongono esattamente le Giardiniere? I magazzini dismessi dovrebbero essere riqualificati, al limite anche amplilati, per scopi residenziali sociali ma anche «didattici, culturali, produttivi e commerciali». O altro ancora: il campo resta aperto. Quanto invece agli ettari di verde, l'idea avanzata è che rimangano a verde, trasformati in un «parco agro-pastorale urbano» che preservi il bosco attualmente presente oltre a tre laghetti formati dalle acque del fontanile Marcione, oggi interrato in una via adiacente.

Verrebbero introdotte attività orticole, vivaistiche, botaniche, scientifiche e d'allevamento, preservando alcune già presenti come l'apicoltura. Gli spazi commerciali creati negli ex magazzini potrebbero essere utili anche per rendere "produttive" queste attività. «Combattiamo da una parte la rassegnazione di chi pensa che, tanto, è già tutto deciso; cosa in parte vera, ma non necessariamente definitiva», afferma Maria Castiglioni, delle Giardiniere: «E dall'altra parte combattiamo la 'tirannia' che si basa sulla manipolazione delle parole, parlando ad esempio di zero consumo del suolo per il progetto dei quattromila appartamenti. Oppure del 50% che il Pgt riserva non tanto a 'verde' quanto a 'spazi permeabili', in cui rientrerebbero i campi da calcio in erba sintetica dell'Inter».

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