Processo Maroni, ennesimo rinvio: non si presenta neanche il difensore d'ufficio

La rabbia del pm Fusco: "A chi giova?". Prossima udienza il 18 maggio

Roberto Maroni, ennesimo rinvio per il processo a suo carico

Nuovamente rinviato (al 18 maggio) il processo a carico di Roberto Maroni, Lega Nord, presidente della Regione Lombardia. Maron è imputato per induzione indebita e turbata libertà nel procedimento di scelta del contraente. In particolare, il governatore, secondo l'accusa, avrebbe fatto pressione per fare ottenere a due ex colaboratrici (con una delle quali sarebbe stato sentimentalmente legato) un contratto di lavoro ed un viaggio a Tokyo per promuovere Expo 2015. 

Tutto ruota intorno ai problemi di salute dell'avvocato di Maroni, Domenico Aiello. Che, nella scorsa udienza, era stato inviato a nominare un sostituto. Aiello ha comunque presentato un nuovo certificato medico, chiedendo il legittimo impedimento per l'udienza del 6 maggio e per quella successiva, ma questa richiesta è stata respinta dal tribunale perché il difensore aveva, comunque, l'onere di nominare un sostituto.

Aiello aveva presentato giovedì 4 maggio l'istanza di rinvio (l'ennesima) e, visto che né lui né Maroni nominavano un sostituto, è stata inviata la visita fiscale al suo domicilio. Attestata la veridicità della malattia, è stato nominato come avvocato d'ufficio Lapo Becattini. Che, però, non si è presentato in aula, perché - secondo quanto viene riferito - sarebbe stato sicuro di un rinvio. Chiamato d'urgenza in tribunale dal presidente del collegio Maria Teresa Guadagnino, si è presentato affermando di non conoscere esattamente il caso e ha chiesto "termini a difesa", ovvero - secondo l'articolo 108 del codice di procedura penale - un lasso di tempo non inferiore a sette giorni per consentirgli di esaminare le carte. Dunque nemmeno stavolta è stato possibile andare avanti con il processo a Roberto Maroni.

Il pm Eugenio Fusco ha stigmatizzato l'uso di questi rinvii continui sottolineando che, per la legge, essi devono essere "imprevedibili" oltre che "veritieri". E si è chiesto "cui prodest?", cioè a chi giovano, riferendosi esplicitamente all'imputato-governatore. Che, se dovesse essere condannato per induzione indebita, sarebbe sospeso dalla carica in forza della Legge Severino. 

Alla fine il processo è stato comunque rinviato al 18 maggio.

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