"Giù le mani dalle periferie": la protesta del Pd in consiglio regionale

I consiglieri regionali del Partito democratico espongono cartelli di protesta al question time sul congelamento dei fondi statali per le periferie

La protesta in aula

"Giù le mani dalle periferie": è la scritta con cui i consiglieri regionali lombardi del Partito democratico hanno "accolto" il question time dedicato al bando periferie, con cui si chiedeva al governatore Attilio Fontana un intervento diretto verso il parlamento e il governo per avviare le convenzioni e garantire così ai Comuni lombardi la programmazione già avviata.

Per gli interventi in Lombardia il bando aveva destinato più di 157 milioni di euro. "Il governo Lega-5 Stelle - dichiarano Fabio Pizzul, Pietro Bussolati e Matteo Pilloni - vuole scippare ai Comuni soldi promessi e stanziati dal governo precedente. E' inaccettabile anche solo che si proponga una mediazione per stanziarne da subito solo una parte".

La questione è sorta con il decreto Milleproroghe e in particolare con un emendamento presentato in Senato dai leghisti Daisy Pirovano e Massimiliano Romeo, che ha bloccato fino al 2020 i finanziamenti necessari a realizzare gran parte delle opere previste in seguito al bando. Il piano per le periferie prevedeva 2,1 miliardi di euro per 120 convenzioni con Comuni di tutta Italia. Il governo, attraverso il blocco di questo denaro, ha finanziato per un miliardo di euro un altro fondo che consente ai Comuni (tutti, ma solo se sono in regola col patto di stabilità) di sbloccare risorse per realizzare progetti nel proprio territorio.

Il voto al Senato ha provocato reazioni immediate da parte di sindaci e assessori di mezza Italia, tra cui Giuseppe Sala e Pierfrancesco Maran: Milano è infatti coinvolta con vari progetti come la nuova scuola media del quartiere Adriano, il prolungamento della linea tramviaria 7, il rifacimento di diverse stazioni del metrò sulla linea "verde" fuori città e così via.

Ma perché il Senato ha congelato questi fondi? Tutto era dovuto ad una pronuncia di parziale incostituzionalità dopo un ricorso del presidente della Regione Veneto Luca Zaia, secondo cui il piano per le periferie dava soldi ai Comuni anche per interventi che avrebbero dovuto essere concordati con le Regioni, cosa che però non è mai stata fatta. 

La Corte Costituzionale ha dato ragione a Zaia, prospettando però che non venissero congelati i progetti (24 in tutto) nel frattempo già diventati immediatamente esecutivi; e nella sentenza ha offerto una soluzione possibile, ben diversa dal congelamento: rinegoziare le convenzioni (tra governo e Comuni) che intervengono in materie su cui le Regioni hanno voce in capitolo. 

"I cittadini delle tante periferie della Lombardia - concludono i tre consiglieri del Pd - attendono il compimento di questi progetti che il governo Gentiloni d’accordo con i comuni aveva permesso di avviare e il governo attuale dovrà spiegare loro perché questi progetti non andranno in porto o saranno notevolmente ritardati".

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