Province: il governo "svuota" i loro poteri in favore delle città metropolitane

Restano gli enti provinciali (ma senza giunta e consiglio) fino a che non verranno abolite sulla costituzione. La città metropolitana parte nel 2014

Graziano Delrio (a sinistra) con Giuliano Pisapia

Il governo ha approvato un decreto sul riordino di province, unioni di comuni e città metropolitane. Lo scopo è quello di fare in fretta, dopo la bocciatura del precedente riordino (del governo Monti) e in attesa di una riforma costituzionale che abolisca le province. Come ha affermato il ministro Graziano Delrio, il governo punta a che "non ci sia il rinnovo delle amministrazioni provinciali nelle elezioni del 2014".

Il decreto è stato subito soprannominato "svuota poteri" perché, di fatto, trasferisce le competenze delle province alle unioni di comuni oppure alle città metropolitane dal primo gennaio 2014, giorno in cui le province continueranno comunque ad esistere perché per abolirle occorre - appunto - riformare la costituzione.

Questo significa che la città metropolitana di Milano è salva, insieme alle altre previste, e prenderà vita sempre il primo gennaio 2014. Gli organi saranno differenti. Non vi saranno più presidente, giunta e consiglio provinciali ma un'assemblea dei sindaci di tutta la città metropolitana. Il "sindaco metropolitano" è, di diritto, il sindaco del comune capoluogo. Da luglio 2014, quindi, cioè dopo i sei mesi di tempo per dotarsi di uno statuto, Giuliano Pisapia sarà sindaco metropolitanao e formerà il consiglio metropolitano insieme ai suoi colleghi dei comuni con più di 15mila abitanti e ai presidenti delle unioni di comuni con più di 10mila abitanti (come fosse una giunta). Poi (come fosse un consiglio) opererà anche una conferenza metropolitana, formata da tutti i sindaci.

Lo statuto, comunque, potrà prevedere una elezione diretta a suffragio universale. Il riordino "tradisce in pieno le sfide e le aspettative della Grande Milano" secondo Bruno Dapei (Pdl), presidente del consiglio provinciale meneghino, che ironizza contro il ministro Delrio ("proporre di spegnere la luce delle province è una visione davvero provinciale") e sulle sue origini ("il modello di governo d'area vasta teorizzato dal ministro può andar forse bene nella sua Reggio Emilia"). Commenti positivi da Daniela Benelli (Sel), assessore al decentramento del comune di Milano. Per Guido Podestà, infine, "Delrio si iscrive all'antipolitica". Il presidente della provincia di Milano definisce il riordino "un progetto vetero centralista nel quale il diritto di rappresentanza dei cittadini è sospeso".

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