Radio Radicale, il consiglio regionale unanime: «Da salvare, preziosa per la politica italiana»

La mozione di +Europa approvata all'unanimità dall'aula

Il post di Michele Usuelli per "festeggiare" il sì al salvataggio di Radio Radicale

Tutti i consiglieri della Regione Lombardia sono d'accordo: Radio Radicale va salvata. Nella seduta del 2 aprile è stata approvata all'unanimità una mozione (presentata da Michele Usuelli di +Europa) per impegnare la giunta a "premere" sul governo nazionale per il rinnovo della convenzione (e dei finanziamenti) a un'emittente che, da 43 anni, rappresenta la "memoria storica" della vita politica e giudiziaria italiana, con un archivio immenso e inestimabile per documentare, appunto, quattro decenni di politica.

A causa del maxiemendamento alla manovra di bilancio del 2019, Radio Radicale rischia una pesante "sforbiciata" di contributi pubblici e questo potrebbe arrivare a mettere a rischio l'esistenza stessa della radio e del suo archivio. Una prospettiva che significa perdere documenti politici del passato e l'unica emittente che, ancor oggi, segue costantemente eventi, convegni e congressi, in diretta o in differita, di tutti i soggetti politici e sindacali.

«Con il voto all'unanimità, il consiglio regionale lombardo ha davvero interpretato il ruolo spesso rivendicato di "terza camera" dello Stato», ha commentato Usuelli ricordando il voto favorevole anche del presidente Attilio Fontana e del presidente del consiglio Alessandro Fermi, che di solito si astengono dal votare: «La Lombardia, all’unanimità e con il sostegno dei suoi massimi rappresentati istituzionali, richiama il potere romano alle proprie responsabilità. Salvare Radio Radicale significa salvaguardare il principio del "conoscere per deliberare", fondamento della democrazia e caposaldo dell’azione dell’emittente fondata da Marco Pannella». 

«RR fondamentale per la formazione politica»

«Abbiamo votato in modo convinto una mozione che chiede di salvare un patrimonio importante per tutto il panorama politico italiano», ha affermato il vice capogruppo della Lega Andrea Monti: «E' doveroso che Regione Lombardia intervenga presso il Governo nazionale per salvare Radio Radicale, per fare in modo che possa continuare a garantire il servizio pubblico offerto da 43 anni a questa parte ma soprattutto per garantire la continuità del suo enorme archivio, vero patrimonio storico e culturale per tutta la politica italiana. Anche il Governo ha riconosciuto l’importanza di questa emittente, mettendo a disposizione parte del contributo pubblico. Questo non basta e ritengo sia giusto che si arrivi ad uno sforzo maggiore».

Per Monti, «spesso Radio Radicale ha svolto un servizio qualitativamente migliore e nettamente più equidistante rispetto a quello offerto dalla Rai, un aspetto riconosciuto un maniera unanime. Per me, e per molti altri politici, Radio Radicale è stata fondamentale: abbiamo imparato a conoscere le Istituzioni di questo Paese, ci ha offerto la possibilità di ascoltare tutti i congressi dei partiti, dei sindacati e della magistratura, il tutto in maniera realmente imparziale. Molti anni fa, quando la Lega era appena nata, solo Radio Radicale arrivava sul pratone di Pontida, con lo spirito di comprendere un fenomeno politico nuovo, a differenza di altri che, sotto il cappello del servizio pubblico, si impegnavano soltanto a cercare il folklore del militante di turno con le corna».

RR: la vicenda che mette a rischio l'esistenza della radio

Ma che cos'è successo esattamente a Radio Radicale? Da anni l'emittente ha una convenzione con lo Stato, del valore di 10 milioni di euro all'anno, per trasmettere tutte le sedute del Parlamento, a patto di rinunciare del tutto alla pubblicità. Inoltre, sempre ogni anno, Radio Radicale riceve 4 milioni di euro, in base a una legge del 1990 (la n. 230) con cui lo Stato finanzia le imprese radiofoniche private che trasmettono «quotidianamente propri programmi informativi su avvenimenti politici, religiosi, economici, sociali, sindacali o letterari per non meno di nove ore comprese tra le ore sette e le ore venti». Una legge di cui oggi beneficia solo Radio Radicale.

Il maxiemendamento della manovra di bilancio del 2019 stabilisce che il valore della convenzione scenderà da 10 a 5 milioni, e abroga dal 2020 la legge 230/1990. In altre parole: a partire dal 21 maggio 2019 Radio Radicale perderà 5 milioni di euro all'anno e, dal 2020, altri 4: il contributo statale alla radio precipiterà da 14 a 5 milioni di euro.

E a farne maggiormente le spese sarebbero proprio quei programmi informativi sulla politica, l'economia, la società e i sindacati per cui Radio Radicale è più nota. La radio infatti trasmette, in diretta o in differita, eventi, convegni e congressi di tutti i partiti politici. Ed è l'unica a farlo. Con meno soldi, poi, il costo del mantenimento del prezioso archivio potrebbe rappresentare un problema. Maurizio Bolognetti, di Radicali Lucani, è in sciopero della fame da 35 giorni. «Visto l'impegno unanime dei consiglieri lombardi, chiedo al compagno Bolognetti di interrompere la sua protesta», ha dichiarato Usuelli. 
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