La rigenerazione urbana è legge. Cadono le regole più penalizzanti per l'agricoltura e i Comuni

Restituita in parte ai Comuni la possibilità di governare i propri territori

La normativa sulla rigenerazione urbana (e non solo) aveva fatto discutere; lo stesso assessore proponente, il leghista Pietro Foroni (che ha la delega al territorio), la definisce ora "legge shock". La legge è stata approvata dal consiglio regionale lombardo il 12 novembre non senza polemiche da parte dell'opposizione che lo ritiene un testo che dà un sostanziale via libera alla possibile speculazione edilizia togliendo ai Comuni la grande parte della responsabilità di pianificare il proprio territorio; ed effettivamente su questi punti il testo è stato parzialmente modificato attraverso emendamenti ad hoc. Il via libera con il voto favorevole della maggioranza, mentre il Pd si è espresso contro e altri gruppi di opposizione (M5S, Italia Viva, Lombardi Civici) non hanno partecipato al voto o si sono astenuti.

«Recuperare edifici fatiscenti serve a rendere più belle e vivibili, oltre che sicure, le nostre città», commenta positivamente Foroni dopo il voto al Pirellone: «Recuperare l'esistente diventerà più conveniente che realizzare nuove edificazioni, ecco l'effetto shock». La legge prevede un "bonus volumetrico" del 20% spalmato su tutto il territorio comunale, anche se Foroni specifica che non sarà automatico ma «legato alla qualità dell'intervento, in base a criteri che saranno definiti dalla giunta». Prevista poi una forte riduzione, fino al 60%, degli oneri di urbanizzazione per rendere più convenienti i progetti di rigenerazione e recupero del patrimonio edilizio esistente.

Foroni difende la legge anche dalle accuse di chi afferma che abbia tolto potere ai Comuni. «Offriamo agli enti locali la possibilità di affinare e declinare le normative secondo le loro differenti esigenze. Ci sono luoghi nelle nostre campagne che possiamo recuperare, mentre Milano è un caso unico: dobbiamo certamente salvaguardare il capoluogo». Nel Comune di Milano si trovano ben 188 aree da bonificare.

5 Stelle e Pd: "Non abbastanza"

Alcuni emendamenti, presentati dal Movimento 5 Stelle e approvati in aula, prevedono il contenimento delle logistiche (con maggiori oneri per chi costruisce fuori dalle zone interessate dalla rigenerazione) e incentivi alla realizzazione di cinture verdi intorno alle città, oltre a controlli maggiori sui cantieri. Tuttavia i pentastellati non hanno partecipato al voto finale: «Restano grandi perplessità sia sugli interventi rurali, che non rilanciano le attività, sia sulle norme per il recupero di edifici agricoli e piani terra», commenta Massimo De Rosa.

Il Partito Democratico esulta per avere fatto approvare un emendamento grazie a cui le trasformazioni del patrimonio agricolo saranno limitate alle aree già dismesse all'entrata in vigore della legge e non più a estese a tutte le aree agricole dichiarate dismesse dal proprietario da almeno tre anni. «Prima era un incentivo a dismettere il patrimonio agricolo per ottenere la possibilità di trasformarlo», commentano Matteo Piloni e Carmela Rozza, che ricordano anche un altro emendamento del Pd approvato dall'aula, in base a cui i Comuni, in linea con i propri Pgt, decideranno la quantità di "premialità" (per volumi e oneri), rientrando in "possesso" della possibilità di pianificazione territoriale. «Questa legge - dichiarano i due consiglieri - non fa abbastanza per la rigenerazione».

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