Milano, altro blitz di CasaPound contro Sala

La nuova azione nella notte tra sabato e domenica. Affissi striscioni in tutta la città

I momenti di tensione in piazza della Scala dopo il blitz di CasaPound

Non si ferma la “guerra” di CasaPound al sindaco di Milano, Beppe Sala. 

Nel corso della notte tra sabato e domenica, come già accaduto lo scorso 5 luglio, alcuni esponenti del movimento di estrema destra hanno infatti affisso almeno otto striscioni in vari punti della città per chiedere, ancora una volta, al primo cittadino di dimettersi. 

“Scorta” a Sala: altri striscioni di CasaPound 

"Sala di quali minacce parli? - si legge sugli striscioni di CasaPound - Dimettiti falsario!". 

Il riferimento, evidente, è alla scelta della Questura di Milano di disporre per il sindaco una sorta di scorta in occasione dei suoi incontri pubblici, motivata anche da presunte minacce che il primo cittadino non ha né confermato né smentito con un laconico “preferisco non commentare” 

Si tratta - avevano spiegato da via Fatebenefratelli - di un servizio di "vigilanza radiocollegata generica" dovuto “alle recenti contestazioni da parte di alcune organizzazioni politiche”, che hanno spinto la Questura a disporre “un'attività preventiva di vigilanza, a cura della Digos, nei luoghi degli incontri pubblici del sindaco”.

"Chiedere le dimissioni di un sindaco indagato per falso in atto di ufficio e turbativa d'asta - ha sottolineato la portavoce di Cpi Milano, Angela De Rosa, dopo il nuovo blitz - non è una minaccia, ma una legittima richiesta di assunzione di responsabilità da parte di chi sbandierava onestà e trasparenza come parole d'ordine".

"E proprio i fatti degli ultimi giorni - ha continuato De Rosa - confermano che Sala è inadatto al ruolo che ricopre: un sindaco che millanta una scorta che non ha e che lascia intendere di aver ricevuto minacce da chi semplicemente gli fa una legittima opposizione politica non solo non sa cosa siano onestà e trasparenza, ma dimostra di essere incredibilmente debole, irresponsabile e inadeguato".

“Gli offriamo una possibilità - hanno concluso da CasaPound - di chiarire che quello della scorta è stato solo un 'incidente': sindaco dimostra di saperti confrontare sul terreno della politica, incontriamoci e fatti raccontare finalmente i problemi dei milanesi e perché chiediamo le tue dimissioni".

Le azioni di CasaPound contro Beppe Sala

Quel che è certo - minacce veritiere o meno - è che tra fine giugno e inizio luglio lo scontro tra gli esponenti di CasaPound e Beppe Sala ha avuto una crescita esponenziale, anche - e soprattutto - per l’indagine che vede il primo cittadino nel mirino per l’utilizzo dei fondi di Expo.  

Il 29 giugno, esponenti del movimento di estrema destra avevano fatto irruzione in consiglio comunale per contestare il sindaco e all’esterno di palazzo Marino si erano poi scontrati con alcuni rappresentanti del movimento “Nessuna persona è illegale” che stavano tenendo una manifestazione, autorizzata, fuori dal comune. 

Il 5 luglio, poi, una nuova puntata. Nel corso della notte, decine di striscioni con la scritta “Sala falsario, dimettiti” erano comparsi in diversi punti della città, compreso il palazzo simbolo del consiglio comunale.

Quindi, il 12 luglio, una terza contestazione. Decine di manifestanti di CasaPound avevano improvvisato un blitz fuori dal Comune per chiedere - ancora una volta - le dimissioni del sindaco. Ventuno di loro erano stati identificati e denunciati dalla Digos per manifestazione non autorizzata

Scorta a Sala: la replica di CasaPound

“Apprendiamo che il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, è stato messo sotto scorta e che questo sarebbe avvenuto per le nostre reiterate richieste di dimissioni - era stato il primo commento ufficiale di CasaPound, per bocca del presidente Gianluca Iannone, dopo la notizia della scorta a Sala -. Prendiamo atto del fatto che per la Questura di Milano una legittima azione di opposizione politica, portata avanti con i legittimi strumenti della politica, è un atto allarmante e pericoloso”. 

“Ciò di cui invece non possiamo semplicemente prendere atto - l’attacco di Iannone - è l’ambiguità con sui Sala risponde a chi gli chiede se abbia ricevuto minacce concrete: il sindaco preferisce non rispondere, lasciando margini di interpretazione che si configurano come un atto infame nei nostri confronti. CasaPound Italia rifiuta i metodi mafiosi di qualsiasi natura, sia quando si concretizzano in minacce sia quando si manifestano con un non-detto che talvolta è peggio di una minaccia esplicita”. 

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