Standing ovation per Sala in Consiglio dopo la condanna: "Vado avanti"

Il sindaco a Palazzo Marino incassa la solidarietà dei gruppi, anche di opposizione

Beppe Sala

Una standing ovation per il sindaco di Milano Beppe Sala al termine del suo intervento, lunedì, in consiglio comunale per riferire riguardo alla condanna a sei mesi di reclusione (convertiti in 45 mila euro di multa) per falso, in riferimento all'appalto per la piastra di Expo 2015. Come si sa, Sala è accusato di avere retrodatato due verbali della commissione di gara. 

Davanti ai consiglieri comunali, Sala si è difeso spiegando di non ricoradare quel documento: «Per me rimane - ha affermato - uno dei migliaia che ho firmato e che, ancora oggi, firmo giornalmente, senza controllare la data di quello che sto firmando. Eppure sono stato l'unico condannato come se avessi pensato, costruito e firmato quel documento. Ma non ho competenze legali neanche per immaginarlo. E l'accusa non ha potuto produrre un sms, una mail o un Whatsapp che testimoniasse che io fossi consapevole di avere firmato un atto illegittimo».

«Continuerò a far politica»

Sala ha poi ricordato l'attenuante, che gli è stata riconosciuta, di avere agito «per motivi di particolare valore morale o sociale», spiegando che questa attenuante «aiuta a comprendere la vicenda». Ovvero, in altre parole, sarebbe stato complicato fare in tempo l'appalto della piastra (fondamentale per tutte le opere successive) se non si fosse intervenuto. Dopo avere incassato, nei giorni scorsi, la solidarietà di quasi tutta la politica (compreso il ministro dell'Interno leghista Matteo Salvini), il sindaco è tornato a ricevere, in consiglio comunale, quella dei presenti. Tra cui anche Stefano Parisi, suo avversario nel 2016 e spesso assente a Palazzo Marino. 

«Continuerò a fare politica - ha concluso Sala - anche per combattere con tutte le mie forze atteggiamenti del genere e garantisco a voi il mio impegno massimo per il bene della città. Riflettiamo su quanti danni l’eccesso di burocrazia possa generare e capiremo insieme quali siano le conseguenze di sentenze come questa. Non parlo di me, ma questo clima non invoglierà tanta gente capace e per bene ad avvicinarsi in particolare ai grandi eventi. Adesso ci sarà da lavorare per le Olimpiadi».

«Sala non deve essere battuto dai magistrati»

Generale solidarietà, come detto, durante le repliche dei vari gruppi. Dalla maggioranza di centrosinistra (con Filippo Barberis del Pd, Marco Fumagalli di Milano Civica e Anita Pirovano di Milano Progressista) l'invito ad andare avanti, invito rivolto al sindaco anche dalle opposizioni di centrodestra. «Sala non deve essere battuto dalla magistratura, i milanesi lo giudicheranno semmai per il disastro nelle periferie», ha affermato Alessandro Morelli della Lega, ricordando però l'accusa di fascismo rivolta spesso al suo partito.

«Finalmente il principio della presunzione d'innocenza è arrivato in questo consiglio comunale», ha aggiunto Fabrizio De Pasquale di Forza Italia, ricordando «il diverso trattamento riservato anni fa a Letizia Moratti e Mariolina Moioli, che non sono più in quest'aula. Questo episodio non deve tramutarsi in una pagina di propaganda grillina o essere gratificazione di un sindaco che già gode di buon trattamento dai media, ma inizio di una battaglia di tutti, a Milano e a Roma, per mettere fine al disastro della deresponsabilizzazione in corso degli eletti, degli amministratori e dei dirigenti pubblici».

«Dica la verità al consiglio comunale»

Basilio Rizzo, candidato sindaco per l'estrema sinistra nel 2016, pur unendosi all'invito al sindaco a non dimettersi, ha rivolto a Sala una domanda: «L'ha fatta o non l'ha fatta? Si è chiesto chi ha messo il foglio da firmare davanti a lei? Le chiedo di dire la verità. Con Milano Next siamo allo stesso punto: lei dice di non aver mai parlato con i dirigenti Atm ma non mi convincerà mai, perché non credo che i dirigenti di una società che lei deve controllare non abbiano parlato col loro sindaco. Abbia fiducia sul fatto che al consiglio comunale si può dire la verità».

E Gianluca Corrado, del Movimento 5 Stelle, ha ricordato di non avere chiesto personalmente le dimissioni di Sala, nonostante la condanna, ma ha rilevato che i giornali hanno trattato molto peggio Virginia Raggi, sindaco di Roma, nonostante fosse solo indagata e poi assolta. E ha aggiunto: «Oggi un falso è quasi portato come un fiore all'occhiello e  qualcuno ha detto che commettere un reato per riuscire a realizzare un evento è motivo di vanto. Noi siamo d'accordo coi grandi eventi (se interessano tante persone e non gli amici degli amici) ma non accettiamo per nessun motivo che l'illegalità sia il prezzo da pagare. Non so se si possa accettare di sostenere che la commissione di un reato per realizzare qualcosa sia accettabile. Credo fermamente che non sia così, e questa è la differenza tra voi e noi. E poiché tra pochi mesi questo reato si prescriverà, che cosa vuole fare? Rinunciarvi?».

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