La scissione di Renzi: molti "fedelissimi" restano nel Pd, lo seguono la De Cesaris e Scalfarotto

I nomi di chi, a Milano, lascia il Pd per seguire il nuovo soggetto politico dell'ex premier Matteo Renzi

Matteo Renzi a Milano (Fb ufficiale)

E' pronta la scissione "consensuale" di Matteo Renzi, che lascia il Partito Democratico per formare "Italia Viva", un gruppo autonomo alla Camera (e forse anche al Senato, ma è più complicato) con uno stuolo di "fedelissimi". Ma, come per tutte le scissioni, non tutti i renziani lo seguiranno. A Milano in particolare molti resteranno nel Pd. 

D'altra parte il partito, a Milano, aveva già cambiato rotta con l'elezione del nuovo segretario nazionale. Moltissimi renziani "di ferro" avevano scelto invece Nicola Zingaretti, rappresentante dell'ala sinistra del partito, nell'ottica che (dopo le elezioni del 2018) qualcosa andava comunque cambiato.

Restano quindi nel Pd, ad esempio, il consigliere regionale Pietro Bussolati (ex segretario metropolitano), la vicesindaco Anna Scavuzzo, l'assessore all'urbanistica Pierfrancesco Maran e la deputata Lia Quartapelle, un tempo "renzianissimi". E con loro molti altri. Facendo i conti, in consiglio comunale nessuno dovrebbe lasciare il Pd per seguire Renzi. Qualcuno, forse, nei nove Municipi. 

Scissione Renzi: chi lascia il Pd a Milano

Se ne va, invece, l'ex vicesindaco Lucia De Cesaris, che durante la campagna del nuovo segretario ha guidato, a Milano, la corrente di Roberto Giachetti e Anna Ascani (il primo va con Renzi, la seconda no). Se ne va Eugenio Comincini, senatore dal 2018 e prima, per dieci anni, sindaco di Cernusco sul Naviglio. Se ne va Mattia Mor, diventato deputato nel 2018 battendo al foto-finish l'agguerrito leghista Alessandro Morelli (che è stato "ripescato" nel proporzionale) nel collegio di San Siro, Navigli e City Life. Se ne va Tommaso Cerno, senatore eletto a Milano centro, già nella bufera per il suo "no" alla Tav. E se ne va Ivan Scalfarotto, sottosegretario agli Esteri nel governo Conte-bis.

Sala: «Matteo sbaglia»

Una voce critica sulla scissione è arrivata, mercoledì mattina, dal sindaco di Milano Beppe Sala, secondo cui «se l’obiettivo era quello di riorganizzare lo spazio politico in modo più coerente, temo che gli effetti, almeno al momento, siano diversi da quelli sperati. In quello stesso spazio “liberal-democratico” oggi c’è solo un soggetto in più». 

Per il sindaco meneghino, è soprattutto l'ego dell'ex premier a prevalere: «Credo che le ragioni vere di questa scelta - scrive Sala su Facebook - risiedano invece altrove. Lo dico con rispetto per Matteo, ma credo che faccia molta fatica a stare in una comunità collaborativa, preferendo invece un sistema che risponda pienamente a lui. È questo quello che più ci distingue».

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