Consiglio comunale, niente seggio ai Radicali: la decisione del Tar

Negato il seggio nonostante l'apparentamento ufficiale con la maggioranza poi vincitrice, quella di centrosinistra

Marco Cappato (Radicali)

Niente da fare per i Radicali, a cui il Tar ha negato l'assegnazione di un seggio nel consiglio comunale di Milano. Un passo indietro. Dopo il primo turno elettorale del 5 giugno 2016, per il quale la lista radicale aveva candidato a sindaco Marco Cappato, i Radicali si erano apparentati ufficialmente con il centrosinistra a sostegno di Giuseppe Sala, che poi ha vinto le elezioni ed è diventato sindaco.

La coalizione ha quindi avuto il premio di maggioranza. Secondo l'interpretazione dell'ufficio elettorale del comune di Milano, avallata ora dal Tar, per distribuire i seggi occorreva però tenere conto delle alleanze al primo turno e non dei successivi apparentamenti. Dunque i Radicali sarebbero rimasti fuori dal premio di maggioranza e, con il risultato del primo turno, non avevano diritto ad un seggio.

La legge elettorale risale ai primi anni '90 e - all'inizio - l'interpretazione era opposta, anche per "seguire" lo spirito della legge che promuove appunto gli apparentamenti per il ballottaggio. Ed infatti Marco Cappato dichiara che «se la logica della legge è quella di incentivare le alleanze al secondo turno, questa sentenza va chiaramente in senso opposto».

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Infine una polemica sull'apporto del Partito Democratico, presente in dibattimento al Tar in quanto il seggio dei Radicali sarebbe andato proprio a discapito di un consigliere del Pd. L'avvocato del partito di maggioranza, Lucia De Cesaris, ha dichiarato - secondo quanto riferito da Cappato - che il contributo radicale alla politica minalese debba intendersi come «frammentazione». I Radicali decideranno ora se ricorrere al consiglio di stato e restano comunque in maggioranza con l'assessore alla partecipazione Lorenzo Lipparini, che era stato il più votato dei candidati al consiglio comunale.

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