Sumaya vicina ai Fratelli Musulmani? Per i giudici di Milano non fu diffamazione

Archiviata l'inchiesta. E Facebook rifiuta di fornire i log delle offese ricevute via social network dalla consigliera democratica

Sumaya Abdel Qader

Via libera alla diffamazione su Facebook, tanto non è possibile essere puniti. Con molta cautela, ma sembra questa la conclusione (generale) di una vicenda (particolare) emersa a Milano a partire da varie offese ricevute attraverso il popolare social network da Sumaya Abdel Qader, sociologa e consigliera comunale del Partito Democratico.

A gettare la spugna è stato il gip di Milano Guido Salvini, dopo il fallimentare tentativo di chiedere ai due big di internet Facebook e Google i "file di log" per individuare i responsabili della diffamazione in quanto in quel Paese il reato non esiste, grazie al primo emendamento della Costituzione che tutela la libertà di parola e di stampa. Secondo una prassi consolidata nella giurisprudenza americana, infatti, grazie al primo emendamento è possibile usare violenza verbale senza incorrere in reato.

L'eccezione (negli Usa) arriva quando si istiga a commettere azioni illegali imminenti. Cioè quando si manifesta un concreto e immediato pericolo per la persona che subisce l'attacco verbale. Ma - nota il gip Salvini - non è il caso della consigliera Abdel Qader (e di suo marito), vittime sì di attacchi ma non di minacce così imminenti.

Inutile quindi procedere con la richiesta al dipartimento della giustizia degli Stati Uniti perché quella verrebbe rifiutata. E così la diffamazione aggravata (il reato previsto in Italia per chi appunto diffama attraverso Facebook e in generale i social network) rischia di essere decisamente depotenziata a causa delle leggi di un altro Paese. 

"Vicina ai Fratelli Musulmani": archiviata la querela per diffamazione

La questione delle offese sui social era parallela a quella di una serie di pezzi giornalistici nei quali la consigliera del Pd veniva in qualche modo accostata all'Islam dei Fratelli Musulmani: Abdel Qadel aveva sporto querela anche su questo, ma tale filone è stato archiviato perché, secondo quanto scrive il gip Salvini, è accertata l'affiliazione in passato della consigliera comunale alla Fioe (Federation of Islamic organisations in Europe) il cui legame con la Fratellanza Musulmana sarebbe acclarato. 

Nulla da fare quindi per Abdel Qader, che fu additata come la "longa manus", per così dire, dell'Islam radicale nelle istituzioni milanesi. La sua richiesta di giustizia è rimasta inascoltata.

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Commenti (2)

  • una delle rare decisioni giuste dei giudici !!!

  • E mi sembra

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