Disabili gravi, Regione Lombardia "taglia" il contributo ai caregiver: la polemica

Il Pirellone si difende ma i numeri dicono che il taglio c'è stato, e non per decisione del governo che anzi ha aumentato le risorse destinate alle Regioni, compresa la Lombardia

Repertorio

La Regione Lombardia ha tagliato i fondi ai caregiver dei disabili gravissimi. Una sforbiciata che, in pochi anni, peserà parecchio sul bilancio di famiglie che devono fare i conti con la difficoltà di assistere persone che hanno bisogno di molta attenzione e cura. E che spesso si traduce nel lasciare il proprio lavoro, per potersi dedicare a tempo pieno a questa attività di assistenza.

Da mille euro al mese (2018) si è passati a 600 euro (2019) e ora a 400 euro (2020). Una decisione in controtendenza rispetto a quanto fatto dal governo, che ha incrementato il fondo per le non autosufficienze assegnando alla Regione Lombardia 90 milioni di euro nel 2020 e altrettanti per il 2021, contro i 70 milioni del 2019. 

La decisione (tecnicamente il piano regionale per la non autosufficienza 2019-2021) è arrivata lunedì 23 dicembre 2019, alla vigilia delle vacanze di Natale, lo stesso giorno in cui la Regione ha pubblicato (sul portale ufficiale dell'Unione Europea) la "preinformativa" per non mettere a gara il servizio di trasporto ferroviario regionale ma riaffidarlo a Trenord fino al 2030.

A denunciare per primo la questione è stato Gregorio Mammì, consigliere regionale del Movimento 5 Stelle, secondo cui «le modifiche penalizzano sia la persona disabile sia chi se ne prende cura e sono oltre che inaccettabili dal punto di vista etico, inumane». Sostiene Mammì che, «a fronte di un aumento delle risorse stanziate dal nostro governo», la decisione regionale «peggiora la distribuzione delle risorse alle persone con disabilità. È esattamente l’opposto di quello che intendiamo per sostegno alla vita indipendente e alle famiglie che assitono quotidianamente e mantengono la persona con disabilità nel proprio contesto di vita, anche con l’aiuto di caregiver».

Non si è fatta attendere la replica del leghista Stefano Bolognini, assessore alle politiche sociali, secondo cui la soglia di 400 euro a famiglia «deriva dall'adeguamento a una norma statale», così come l'introduzione della soglia Isee di 50 mila euro. «Regione Lombardia - ha proseguito l'assessore - ha previsto la possibilità di erogare ulteriori risorse rispetto al livello essenziale, confermando di fatto quanto previsto negli anni precedenti, nel rispetto di condizioni come la regolarizzazione del caregiver». La norma nazionale prevede "almeno" 400 euro ad ogni famiglia beneficiaria, perché in diverse Regioni non è previsto, finora, un aiuto nemmeno minimo.

La polemica sui 200 euro mancanti

La Regione Lombardia ha quindi deliberato l'abbassamento del contributo (da 600 a 400 euro) anche se promette ulteriori risorse. In particolare, ulteriori 200 euro (che di fatto riporterebbero a 600 euro il contributo) per le famiglie che assumeranno persone o acquisteranno servizi di tipo "tutelare" per i figli. Un riequilibrio ai livelli del 2019, ma condizionato e non per tutti. Considerando che un'ora di assistenza specialistica può costare circa 25 o 30 euro, e che verrebbe richiesta l'assunzione per almeno 10 ore settimanali, si intuisce come questi 200 euro aggiuntivi al mese si traducano in una risorsa gravemente insufficiente alle reali necessità. 

Un comportamento che viene fortemente stigmatizzato dalle opposizioni. Bruno Pizzul, consigliere del Pd, ricorda che i 400 euro mensili sono indicati dal governo come «contributo minimo», così come minima è la soglia Isee di 50 mila euro (comunque sconsigliata dal governo stesso). Sul piede di guerra anche Italia Viva con la consigliera regionale Patrizia Baffi e la deputata Lisa Noja. «La delibera regionale - afferma quest'ultima - va nel senso opposto a quanto auspicato dal Piano nazionale sulla non autosufficienza presentato a ottobre dalla ministra per le Politiche sociali che, pur non vietando l’imposizione di requisiti Isee, indica chiaramente che essi non andrebbero applicati quando si tratta di disabilità gravissime».

Per Noja, «questa decisone è contraria anche allo spirito della recente sentenza del Consiglio di Stato 1/2020 in cui si ribadisce che le disposizioni di legge sulla tutela delle persone con disabilità trovano fondamento in un quadro costituzionale che impone alle Istituzioni di favorire lo sviluppo della personalità e risultano essenziali al sostegno delle famiglie ed alla sicurezza e benessere della società nel suo complesso». E Baffi ha chiesto che sia organizzata una audizione dell'assessore Bolognini in commissione sanità.

La protesta delle famiglie

Anche le famiglie si sono mosse. Chiedono misure molto drastiche rispetto a quanto deciso dalla Regione: anzitutto che si ripristini l'assegno da mille euro al mese, un importo consideranto il minimo indispensabile per sostenere un caregiver. E poi che venga modificato un altro punto controverso del provvedimento regionale, quello che vincola l'assegno per chi assiste minori alla frequenza scolatica, calcolata in un modo che viene pesantemente criticato. In particolare, a quanto sembra, il bonus aggiuntivo non verrebbe erogato superate le 25 ore di frequenza scolastica settimanale, che tuttavia (come ognuno sa) sono inferiori all'obbligo scolastico. Inoltre secondo la Corte Costituzionale il diritto allo studio «non può costituire base per la ripartizione (..) di misure atte a riequilibrare la disparità economica, sociale e sanitaria in cui versano le famiglie al cui interno è presente una persona disabile minore» (sentenza 25011/2014, citata da Business Insider).

La risposta di Emanuele Monti, Commissione Sanità

“Il numero di persone con disabilità gravissime è aumentato in maniera esponenziale, passando dai 2.539 del 2014 ai 7.130 del 2019. Per il 2020 si stima saranno 9.200 circa. Da qui l'esigenza di creare un sistema per elargire ad ogni famiglia i fondi adeguati attraverso un sistema di rendicontazione. Il cambio delle regole ha generato uno stato di confusione e preoccupazione, motivo per cui mi sono da subito impegnato, come Presidente della Commissione Sanità, a sentire le famiglie e le associazioni, per risolvere le criticità”.

Così Emanuele Monti (Lega), Presidente della III Commissione Sanità e Politiche Sociali, sulla mozione presentata dai Capigruppo della maggioranza di Centrodestra per risolvere i disagi che si sono verificati per via del nuovo sistema di erogazione dei fondi per la non autosufficienza.

“Con la nostra mozione – spiega Monti – impegniamo la Giunta Regionale a continuare a investire a favore delle persone con disabilità gravissima, aumentando le risorse da qui a fine Legislatura. E come primo atto, da subito, si prevede l'innalzamento del livello minimo di contributi mensili da 400 euro, previsti da una norma statale, a 600 euro, grazie all'approvazione di un emendamento di cui sono primo firmatario". 

“A fronte di previsioni di ulteriore incremento dei beneficiari delle misure per i disabili gravi e gravissimi – sottolinea – si ritiene opportuno individuare ulteriori modalità di accompagnamento sostenibili, attuando nuove modalità di erogazione di risorse e servizi, proprio come abbiamo previsto nella Risoluzione 16 (Determinazioni in ordine al fondo unico per la disabilità e alla presa in carico integrata)e nella Risoluzione 26 (Determinazioni in ordine all’autismo)”.

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“Regione Lombardia continua a fare la sua parte, aiutando i propri cittadini con tutte le risorse disponibili – conclude Monti – ma anche lo Stato deve fare la sua parte”.

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