Referendum su taglio parlamentari: il consiglio regionale dice no con il voto segreto

Erano favorevoli tutti i partiti tranne i 5 Stelle ma, al momento del voto, i sì sono stati troppo pochi

In commissione affari istituzionali era stato dato il via libera, ma martedì 19 novembre l'aula del consiglio regionale ha bocciato la proposta di referendum sul taglio dei parlamentari. Premessa: per indire un referendum in Italia (che in questo caso sarebbe confermativo, perché riguarda una modifica della Costituzione) occorrono 500 mila firme di cittadini oppure 5 consigli regionali.

Come è noto, di recente il governo Pd-5 Stelle ha approvato una riforma che prevede il taglio dei deputati da 630 a 400 e dei senatori da 315 a 200. Secondo il sito Pagella Politica, lo Stato risparmierebbe 81,6 milioni di euro all'anno, divisi in 52,9 per la Camera e 28,7 per il Senato. L'Osservatorio sui conti pubblici diretto dall'economista Carlo Cottarelli stima un risparmio complessivo di 82 milioni di euro lordi a cui però occorre togliere le imposte e i contributi che i parlamentari pagano allo Stato, facendo scendere il risparmio totale a 57 milioni di euro all'anno, ovvero lo 0,007% della spesa pubblica italiana.

Il voto in Regione: 39 sì, ma non bastano

I sì sono stati 39 (mentre la maggioranza richiesta era di 41 voti), i no sono stati 11, le astensioni 10. Il voto è stato effettuato in modo segreto su richiesta del consigliere regionale centrista Luca Del Gobbo, "scatenando" i franchi tiratori visto che tutte le forze politiche (tranne il Movimento 5 Stelle) si erano espresse a favore della consultazione. 

«I Costituenti avevano previsto un alto numero di parlamentari per garantire adeguata rappresentanza alle diverse sensibilità politiche e culturali presenti nel Paese», ha commentato dopo il voto Michele Usuelli, consigliere di +Europa, promotore della richiesta di referendum: «Ridurre tale numero, in assenza di interventi sulla legge elettorale e sui meccanismi di funzionamento del Parlamento, significa semplicemente allargare la distanza tra i cittadini e i loro rappresentanti».

Secondo Usuelli, il referendum avrebbe potuto rappresentare «un’occasione imperdibile per aprire nel Paese un dibattito serio e approfondito sul tema delle riforme istituzionali e dei costi della democrazia. Ma il voto segreto ha nascosto le dinamiche di partito che, ancora una volta, hanno prevalso rispetto alla volontà dei singoli eletti. La richiesta di referendum era stata licenziata poche settimane fa senza alcun contrario della Commissione Affari Istituzionali».

«Disprezzo per la democrazia rappresentativa»

«Un voto davvero sorprendente», ha aggiunto Fabio Pizzul, capogruppo del Partito Democratico, «visto che stando alle dichiarazioni in aula si annunciava una maggioranza bulgara su questo referendum. Qualcuno di Lega e allegati ha fatto il doppio gioco, evidentemente perché i referendum gli piacciono solo se servono alla loro propaganda, come quello sulla legge elettorale votato da otto consigli regionali in fretta e furia, e non per dare agli elettori la possibilità di esprimersi».

«Il voto di oggi», ha concluso Usuelli, «è il frutto avvelenato dell’antiparlamentarismo a 5 Stelle e ha il solo scopo di certificare il sentimento di disprezzo per il Parlamento e per la democrazia rappresentativa, alimentato da anni di campagne populiste di partiti e mass media. La maggioranza leghista, anche fuori da accordi di governo, dimostra di non sapersi affrancare dalla visione di chi, a prescindere, identifica le istituzioni con il malaffare e considera gli incarichi pubblici come inutili sprechi». 

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