Telecamere negli asili nido della Lombardia: approvato il finanziamento regionale

Il sì del Pirellone: 600 mila euro (destinati ad aumentare) per installare telecamere a circuito chiuso. +Europa presenta 100 emendamenti

Repertorio

300 mila euro per il 2018 e 2019 per attività di formazione e sensibilizzazione, ma soprattutto 600 mila euro per il 2019 e 2020 come contributo per quei nidi lombardi che volessero installare telecamere di sorveglianza al proprio interno. Il consiglio regionale lombardo ha approvato la legge (che deriva da due proposte differenti) e ora lo stanziamento è realtà. Soddisfatte le due proponenti, l'assessore alla famiglia Silvia Piani (Lega) e la consigliera Silvia Sardone (misto ex Forza Italia). Hanno votato a favore 57 consiglieri, mentre in 16 hanno votato contro. Due consiglieri (il presidente dell'aula Alessandro Fermi e l'esponente dei Lombardi Civici Niccolò Carretta) non hanno partecipato al voto.

"L'obiettivo è tutelare i nostri bambini prevenendo i maltrattamenti e favorendo, a tale scopo, l'installazione su base volontaria di videosorveglianza a circuito chiuso", ha commentato Piani dopo il voto. "La sicurezza dei più piccoli deve essere una priorità assoluta. Grazie alle telecamere tutto sarà più trasparente e i dispositivi potranno fungere anche da deterrente", ha aggiunto Sardone ricordando che i bambini, in tenerissima età, "non sono in grado di denunciare i maltrattamenti e non possono essere lasciati soli". Sardone si è augurata che il finanziamento possa essere, in seguito, ulteriormente aumentato.

Rispetto al "rischio Grande Fratello", la maggioranza di centrodestra ha sottolineato anzitutto che nessun asilo nido verrà obbligato a installare le telecamere, e poi che la sorveglianza sarà a circuito chiuso: le immagini potranno essere visionate solo dalle forze dell'ordine e solo in caso di denunce o semplici segnalazioni.

I contrari: "Meglio la prevenzione, telecamere poco utili"

Favorevole al provvedimento anche il Movimento 5 Stelle, mentre il centrosinistra si è opposto ricordando (con Michele Usuelli di +Europa, Paola Bocci del Pd e Elisabetta Strada dei Lombardi Civici) che per evitare gli episodi di maltrattamento occorre anzitutto lavorare sulla formazione degli educatori e delle educatrici. 

"Il provvedimento non è stato corredato da dati statistici", ha dichiarato Usuelli (che ha presentato 100 emendamenti alla legge): "Dove sono i numeri che dimostrano la necessità di installare le telecamere, dove i dati che evidenziano l'utilità della videosorveglianza, quali sono i Paesi che hanno adottato questi sistemi e con quali esiti? Si investono 600 mila euro, che diventeranno un milione e 800 mila a regime, che potrebbero essere utilizzati per iniziative utili di formazione e quindi di reale prevenzione, come i test periodici di autocontrollo o i tirocinii".

L'opposizione di centrosinistra ha anche sottolineato che le telecamere di per sé "intervengono" dopo che il maltrattamento c'è stato, perché per visionarle c'è bisgono di una segnalazione o di una denuncia. Non si tratterebbe dunque, in questo senso, di un provvedimento di prevenzione.

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Un distinguo, infine, da Alessandro Palumbo di Forza Italia, che si è espresso a favore del provvedimento ma ha aggiunto di non ritenerlo un punto d'arrivo bensì "un grimaldello per arrivare alla vera prevenzione dei maltrattamenti".

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