L'assalto al Pirellone: da Tabacci a Maroni, il volto nuovo (?) è Albertini

Calma di facciata e dichiarazioni di fair-play: ma tutti stanno preparando la cosa alle elezioni e a rapidissime primarie. Albertini, sindaco di Milano per 9 anni, è "il volto nuovo" del centrodestra: così dimenticato che piace a tutti

Foto "profetica" per un passaggio di consegne?

La voragine ufficialmente aperta in Regione Lombardia (Formigoni chiosa chiaro: "Legge elettorale e poi il voto) spalanca scenari "apocalittici" per quello che sarà un posto nello scranno più alto di Palazzo Lombardia. 

Verosimilmente, se lo scioglimento del Pirellone andrà spedito, si potrebbe andare al voto entro gennaio. Tutti sembrano cheti e dimessi, s'affastellano dichiarazioni alle agenzie di fari-play elettorale - "Ne parleremo con il partito", "Saranno decisioni congiunte", "Ci riflettiamo nel rispetto degli elettori" - ma la verità è che la preparazione a queste elezioni è un mare magnum di mal di pancia, rivendicazioni, equilibrismi da sofisti e poltrone che bruciano. 

Partiamo dalla Lega. Tralasciando i dettagli tecnici, il Celeste cade a causa del Carroccio. Era troppo, per il nuovo Pontida tutto scope e ramazze, avere accostato "in un'amministrazione funzionante" (Maroni dixit) il nome della 'ndrangheta. Ci vuole aria nuova. E tanti saluti ai ticket veneto-piemontesi. Matteo Salvini, segretario dei lumbard, ha già aperto alle Primarie. 

"Porteremo tanti sindaci della Lega amati e bravi amministratori, anche se non li conosce nessuno", incalza. Ma si sa. Le mezze verità sono bugie e viceversa. Un candidato iper forte, il Carroccio, potrebbe già averlo: Roberto Maroni. Il segretario federale si schernisce (torniamo al punto 1), fa un bagnetto d'umiltà, ma al Corsera la punta di fioretto la piazza: "La massima ambizione di un federalista è quella di governare la propria regione". Il ministro l'ha già fatto tre volte; al curriculum manca l'ultimo piano di Palazzo Lombardia. Potrebbe essere la volta buona.

Primarie, dicevano. Se in via Bellerio c'è intasamento, non parliamo del Pdl. Un ingorgo mastodontico. Senza prestare orecchio ad appelli disperati e forse deliranti (Formigoni: "Posso ripresentarmi: sarà da vedere il mio ruolo") il nome che circola con maggiore insistenza è quello di Gabriele Albertini, ex sindaco di Milano. Questo già da qualche mese. Albertini è ora europarlamentare, è buono, è moderato, è simpatico; piace un po' a tutti, da sinistra a destra. Ne tessono le lodi i leghisti, oltre allo stesso Formigoni in tempi non sospetti, non dispiace all'Udc.

E poi, diciamolo: essendo "fuori dal giro che conta" da qualche tempo, paradossalmente, nonostante non sia un giovincello - 62 anni, per 9 anni sindaco di Milano, 15 anni di esperienza politica -, può perfino proporsi come "faccia nuova". Lui accetta la sfida: "Se me lo chiedono, potrei candidarmi". Ora aspetta solo la cooptazione. 

Le altre ipotesi Pdl fanno sorridere. Sul serio. C'è che ipotizza l'ex ministro Mariastella Gelmini (si è fatta vedere molto in Lombardia ultimamente), chi il ciellissimo Maurizio Lupi (vicepresidente della Camera ed (ex?) intimo di Formigoni) e chi, addirittura, un altro ex di qualche dicastero, Ignazio La Russa. Su quest'ultima probabilità lasciamo all'intelligenza del lettore la fattibilità e la possibilità di successo. 

Capitolo centrosinistra. Ce l'ha confermato Pippo Civati, consigliere regionale in carica, uno che si metterà di certo in gioco: "Alle primarie saremo più di una squadra di calcio". Appunto. Fino a ora, l'uscita pubblica l'ha fatta solo Alessandra Kustermann, ginecologa alla Mangiagalli, che vuole portare in Regione "la sua umanità".

Non sbraita il suo nome, ma c'è, eccome, il "prezzemolino" Bruno Tabacci, assessore comunale al Bilancio: già in corsa alle Primarie nazionale, afferma di aver riscoperto "il piacere dell'amministrazione". "Potrei non candidarmi al Parlamento e giocare questa partita", confida. Della serie: se avessimo otto piedi, avremmo bisogno di otto scarpe.

Scommettiamo che ci sarà una lunga fila a seguirlo?  

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