Matrimoni gay, da Milano il sì alla trascrizione

Approvato un ordine del giorno dal consiglio comunale

Trascrizione matrimoni gay

Il consiglio comunale di Milano invita il sindaco a trascrivere i matrimoni tra persone omosessuali contratti all'estero. Approvato un ordine del giorno in tal senso, presentato da Marco Cappato (Radicali) e Luca Gibillini (Sel). Nel testo si legge che sarà il sindaco a "valutare la migliore modalità" per la trascrizione, mentre l'originaria proposta di Sel chiedeva espressamente "una apposita direttiva".

I voti a favore sono stati 25 (maggioranza più 5 Stelle), i contrari 5 (Forza Italia, Ncd e Fdi) e gli astenuti 2: i consiglieri di maggioranza Rosario Pantaleo e Andrea Fanzago, entrambi cattolici del Pd. La Lega Nord non ha partecipato al voto. Franco D'Alfonso, per la giunta, ha avvertito riguardo a incertezze giuridiche sull'efficacia della trascrizione, ma si è rimesso al voto dell'aula. Ma, dopo il voto, un altro assessore, Pierfrancesco Majorino, commenterà che "ancora una volta Milano si conferma sensibile e avanzata sul terreno dei diritti civili".

L'ordine del giorno chiede al sindaco anche di attivarsi con l'Anci (Associazione nazionale comuni italiani) per sollecitare una norma nazionale sull'argomento, che sta "dividendo" i sindaci italiani dopo una sentenza del tribunale di Grosseto di aprile 2014.

Soddisfazione da Gibillini: "Al di là dei benefici giuridici", ha commentato, "il nostro atto è importante perché il comune di Milano riconosce alle coppie gay la dignità e identità di coppie". E per Anita Sonego (Fds), "questa maggioranza si è smarcata dall'assessore, che ha messo in dubbio la portata effettiva dell'atto, e ha dimostrato anche nei numeri di sostenere la battaglia per i diritti dei gay".

Per Rosaria Iardino (Pd) "la decisione presa oggi in Consiglio comunale dimostra una cosa in particolare: Il nostro parlamento non sta lavorando come dovrebbe su certi temi. I comuni a proprie spese devono recuperare le grandi lacune che registriamo a livello nazionale, per una mancanza di una legge chiara, attesa da tempo, che regoli le unioni tra le coppie omosessuali in questo Paese".

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Matteo Forte (Ppi), al contrario, parla di consiglio comunale "strumentalizzato per battaglie propagandistiche" e nota che "manca una legge nazionale che dia alla trascrizione effetti giuridici, tanto meno equiparabili a quelli del matrimonio eterosessuale. Eppure la sinistra è andata avanti per la sua strada". Forte, ricordando una sentenza della corte costituzionale del 2010, invita il sindaco Giuliano Pisapia a "non fare un altro scivolone giuridico".

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