Trasporto locale, la Regione cambia le quote dell'Autorità: il Comune di Milano avrà meno potere

La decisione ha fatto scatenare immediatamente la polemica

Repertorio

Scoppia la polemica tra Comune di Milano e Regione Lombardia sul trasporto pubblico locale. Il consiglio regionale, nell'ambito della legge sulla semplificazione, ha approvato un emendamento proposto dalla Lega per "redistribuire" le quote di controllo all'interno dell'Agenzia di Bacino del trasporto pubblico locale di Milano, che comprende anche le province di Monza-Brianza, Lodi e Pavia. In sintesi, ora le quote "controllate" dal Comune di Milano e dalla Città Metropolitana di Milano non superano il 50%, mentre finora arrivavano al 62%. E a capo della Città Metropolitana, in base alla riorganizzazione delle Province, c'è il sindaco del suo capoluogo.

Per la Lega è una «vittoria dei territori, rispetto al profondo squilibrio a vantaggio del capoluogo dove il sindaco di Milano si trovava a decidere, praticamente da solo, delle sorti del trasporto pubblico di territorio diversi rispetto a quello strettamente legatto al capoluogo», il commento di Andrea Monti, consigliere regionale della Lega.

L'emendamento leghista nasce da quanto avvenuto a metà 2019, con l'introduzione del nuovo sistema tariffario integrato nell'area milanese con il nuovo biglietto "a tre fasce" a 2 euro che è andato a sostituire quello urbano da 1,50 euro. Una decisione presa dall'Agenzia di Bacino, mentre il solo Comune di Milano ha poi stabilito esenzioni e agevolazioni per "alleviare" il provvedimento, ovviamente solo per i residenti a Milano città. 

Una situazione che la Lega non ha gradito, "lavorando" per diminuire la quota di Comune e Città Metropolitana dentro l'Autorità di Bacino. E scatenando una polemica fortissima con le opposizioni in Regione. «Nessuno vuole sminuire il ruolo di Milano, ma il sindaco Beppe Sala sbaglia a credere di poter governare su quattro province», il commento del leghista Monti. 

Molto diversa la posizione di Pierfrancesco Maran, assessore all'urbanistica a Palazzo Marino, secondo cui «fino a ieri c'era con la Regione una sorta di gentleman agreement sui trasporti. Loro si occupavano di Trenord, il Comune di Milano di trasporto pubblico locale (metropolitane, tram e bus). La differenza di risultati è sotto gli occhi di tutti. Oggi questo patto si è rotto perché la Regione ha votato una norma che toglie al Comune la maggioranza nell'Agenzia di bacino del trasporto pubblico. Il rischio e la volontà è di ridurre la distanza tra treni e metropolitana non migliorando i treni ma imbrigliando Atm. Questo è uno dei tanti motivi per cui al prossimo giro dobbiamo mandare via da Regione Lombardia una Lega che è sempre più incompetente e invidiosa. Bisogna tenere alto il livello di Milano, bisogna che gli utenti dei treni abbiano finalmente servizi decorosi».

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