Tutte le reazioni alla Milano africana di Silvio Berlusconi

Da più parti arrivano reazioni alle parole di Berlusconi, che ha paragonato ieri Milano ad una città africana. Dopo il presidente uscente della Provincia Penati è il turno del prefetto, del vice-sindaco De Corato e del governatore Formigoni

Secondo il prefetto di Milano, Gian Valerio Lombardi, i commenti del presidente del Consiglio su Milano e sulla sua somiglianza ad una città africana, devono essere interpretati come un invito ad affrontare le politiche migratorie con il principio della sostenibilità dell’accoglienza.
Dice Lombardi: “Credo che sia importante fare un discorso sulla sostenibilità ed attrezzarci ad accogliere le persone che decidiamo possano stare nel nostro paese”.

Alla domanda se considera il numero di stranieri in Italia troppo elevato, il Prefetto ha risposto: "Giudicate voi. Si tratta di 6 milioni di persone su una popolazione che non ha raggiunto i 60 milioni: siamo davanti ad una presenza considerevole che si è radicata in tempi ravvicinati rispetto ad altri paesi d’Europa”.

Anche De Corato ha voluto dire la sua. La responsabilità dei fenomeni migratori, per il vice-sindaco, è da imputare ai comportamenti del centrosinistra, che ha lanciato messaggi sbagliati sugli sbarchi. Sottolinea poi De Corato: “Se la Bossi-Fini fosse stata applicata dai magistrati, avremmo esiti diversi: purtroppo molti magistrati hanno preferito impugnare la legge davanti alla Consulta”.
Il vice sindaco tira in ballo anche il mondo cattolico: “Quando nelle alte sfere del mondo cattolico e della sinistra si dice che Milano una città chiusa, mi domando dove mettiamo i 185mila stranieri iscritti all’Anagrafe. Il 13,5% della popolazione di Milano è fatta da stranieri regolari.

Anche per Formigoni, governatore della Lombardia, il “lassismo” nei confronti degli immigrati è colpa della sinistra: “Berlusconi ha avuto parole chiare riguardo al problema dell’immigrazione, è il Governo Prodi che ha permesso l’ingresso di immigrati clandestini”. Formigoni ha poi concluso dicendo che “il Governo Prodi è stato l’unico a non chiedere neppure la moratoria quando si trattò di far entrare la Romania nell’Unione Europea”.
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