Via d'Acqua, carte alle imprese sette mesi prima della gara

Sel: "Chiudere definitivamente questa storia". L'inchiesta: si va a processo

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La nuova inchiesta sulla presunta corruzione per gli appalti di Expo ha lambito la cosiddetta Via d'Acqua Sud, progetto contestatissimo anche nel merito dai comitati che si sono via via formati nei quartieri della periferia ovest per difendere i parchi, di cui quella parte di Milano è particolarmente ricca (e orgogliosa).

Tra i vari dettagli trapelati, il fatto che l'ex manager Antonio Acerbo, all'epoca uno dei vertici di Expo sulla realizzazione delle opere, abbia "passato" i file con le carte "utili", sette mesi prima della gara, ad un imprenditore ed un professionista, Giandomenico Maltauro (consulente di Maltauro Spa) e Andrea Castellotti (dirigente di Tagliabue Spa). Turbativa d'asta, a parere degli investigatori della guardia di finanza. Si trattava degli atti progettuali definitivi: carte che dovevano rimanere, per ovvie ragioni, riservate. Ma che invece finirono in mano a Maltauro e Castellotti, co-imputati di Acerbo, insieme al figlio di questi, Livio, cui la procura contesta il concorso in corruzione e riciclaggio.

Obiettivo, assegnare a Maltauro Spa e Tagliabue Spa i lavori per la realizzazione dell'opera. E in effetti le due società vinsero la gara, con la formula dell'associazione temporanea d'imprese, per un valore di 42 milioni e mezzo di euro, grazie anche a un peso determinante del profilo tecnico su quello economico per aggiudicarsela.

In cambio di questo "favore", la Maltauro stipulò un contratto di prestazione professionale con una società del figlio di Acerbo, Livio, per 36 mila euro. Gli investigatori ritengono fittizio quel contratto.

"Chiudiamo definitivamente questa triste e lunga storia della Via d'Acqua", rispondono Luca Gibillini, consigliere comunale di Sel, e Simone Zambelli, anch'egli di Sel, presidente di zona 8. "Su questa vicenda hanno sbagliato in molti, c'è stata una sottovalutazione dell'impatto dell'opera e una dis-percezione degli 'orrori' che ci stavano sotto".

I due esponenti di Sinistra ecologia e libertà chiedono ora che i lavori per la Via d'Acqua Sud vengano definitivamente interrotti, destinando i fondi alla bonifica dell'area Quarenghi-Castellanza, "bonifica - scrivono in una nota - attesa da oltre trent'anni. Almeno ne verrebbe fuori qualcosa di buono".

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