Gay in Russia, Guaiana dopo l'arresto: «Aprire frontiere a chi scappa dalla Cecenia»

La conferenza stampa dell'attivista radicale arrestato e poi liberato a Mosca. Le richieste d'intervento del Consiglio Europeo e del Parlamento Europeo. "E i governi, a partire da quello italiano, facciano di più"

Cappato, Monaco, Guaiana, Bonvicini e Belmonte alla conferenza stampa (MT)

Non ha infranto la legge russa sulle manifestazioni, perché non ha organizzato una manifestazione; non ha opposto resistenza a pubblico ufficiale, come testimoniato anche da vari video, ma subirà un processo per resistenza fissato a Mosca il 29 maggio (e ha già fatto sapere che non vi si recherà). Yuri Guaiana, 43enne attivista Lgbt ed esponente di Certi Diritti e dei Radicali (è stato vice presidente della Zona 2 fino al 2016 e candidato presidente dei Radicali per il Municipio 2), dopo essere stato arrestato nella capitale russa la mattina dell'11 maggio e avere trascorso diverse ore in stato di fermo, è tornato a Milano nella serata dello stesso giorno, con un volo su Malpensa: ad attenderlo i dirigenti del movimento, tra cui Barbara Bonvicini (segretaria dell'Associazione Enzo Tortora) e Marco Cappato (ex parlamentare europeo).

Video | Intervista a Yuri Guaiana

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Guaiana si era recato a Mosca per consegnare oltre due milioni di firme, da tutto il mondo, contro gli arresti indiscriminati di persone omosessuali in Cecenia, denunciati per la prima volta dal giornale "Novaya Gazeta" all'inizio di aprile (prendendosi anche il giuramento di vendetta da parte delle autorità politico-religiose cecene). Insieme a lui altri quattro attivisti Lgbt russi, che gli avevano esplicitamente chiesto di accompagnarli. L'intenzione era quella di consegnare a mano le firme presso l'ufficio di protocollo della procura generale della Federazione Russa, stando attenti a non violare alcuna legge né sulla "propaganda omosessuale" (per la quale l'uso di parole riconducibili a ciò è reato) né su manifestazioni non organizzate.

«Abbiamo visto la polizia attenderci e abbiamo capito che saremmo incorsi in qualcosa», ha raccontato Guaiana spiegando che lui e gli altri attivisti si sono limitati a scaricare dall'auto alcuni scatoloni pieni di firme e a dirigersi verso l'edificio della procura generale, tutt'altro quindi che una "manifestazione". Gli agenti li hanno bloccati e hanno chiesto loro di posare le scatole: loro si sono rifiutati e questo gesto è stato rubricato come "resistenza". Di qui il trasporto con un "cellulare" in un posto di polizia. Senza interpreti finché non c'è stato da firmare il verbale, e solo per l'interessamento del sottosegretario agli esteri Benedetto Della Vedova e del consolato italiano a Mosca. Ora si celebrerà un processo il 29 maggio e i cinque attivisti rischiano fino a 15 giorni di carcere e fino a mille euro di multa. 

La richiesta originaria della petizione era quella di aprire un'inchiesta, che al momento del lancio della raccolta firme non era stata ancora avviata. Nel frattempo l'inchiesta è stata aperta, ma all'inizio è stata affidata alle autorità cecene: «Inaccettabile», ha commentato Guaiana, «visto che la stessa polizia cecena è sospettata di complicità sugli arresti indiscriminati». Grazie a pressioni internazionali, l'inchiesta è stata poi avocata dalla procura federale, «ma - sono ancora parole dell'attivista - non ci fidiamo. Seguiamo da anni, come Radicali, la questione cecena e sappiamo che la priorità di Vladimir Putin è quella di mantenere al potere Ramzan Kadyrov, che io non esito a definire "dittatore ceceno"».

Video | Radicali: "Russia sempre autoritaria"

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«Il New York Times lo ha definito due volte "pogrom"», ha proseguito Guaiana parlando della situazione dei gay in Cecenia: «Ma è anche peggio. Le violenze verso le persone per le loro sole caratteristiche sono definite un crimine contro l'umanità da varie convenzioni. Ora è indispensabile continuare a lavorare con la raccolta fondi, coordinata con attivisti russi, per aiutare i gay ceceni a scappare, salvarsi: talvolta anche dalle proprie famiglie, perché l'omosessualità viene considerata una macchia, una lesione dell'onore familiare da "lavare" anche con la vita».

«E' essenziale tenere alta l'attenzione sulla questione dei gay sia in Cecenia sia in Russia», ha spiegato Guaiana: «In Cecenia si è già consumata di fatto una "strage di diritto", in Russia ce la stanno mettendo tutta; in Cecenia è iniziata una persecuzione violenta. Vogliamo cercare di impedire che si espanda. Marco Pannella diceva che la strage dei diritti porta alla strage dei popoli». E in Russia, dove non è possibile pronunciare parole legate all'omosessualità, ci sono persone Lgbt che lavorano in uffici con porte blindate per paura di attacchi omofobi. 

I Radicali chiedono ora un impegno su tre fronti. Innanzitutto da parte del Consiglio Europeo, organismo di cui fa parte anche la Federazione Russa: «Mosca ha firmato trattati, deve rispettarli per i suoi cittadini». Poi da parte del Parlamento Europeo, che in Russia ha osservatori, anche se - ha ricordato Leonardo Monaco, segretario dell'Associazione Certi Diritti - «dopo l'occupazione della Crimea i rapporti si sono raffreddati». Ma gli osservatori di Bruxelles possono comunque, ad esempio, effettuare audizioni con gli attivisti Lgbt russi che denunciano la situazione cecena. 

E infine il passaggio più significativo anche dal punto di vista pratico. E' in atto una raccolta fondi per aiutare i gay ceceni a salvarsi, ma - come hanno ricordato i Radiali durante l'incontro con la stampa - non sarà risolutivo per molti. Alcuni governi europei, però, si stanno attivando per facilitare i visti per protezione umanitaria per coloro che volessero espatriare. La richiesta è che anche il governo italiano faccia la stessa cosa. «Ringrazio Benedetto Della Vedova, sottosegretario agli esteri, e la professionalità del consolato», ha affermato Guaiana, «ma dal governo italiano finora non è arrivata una presa di posizione politica sui gay in Cecenia, come invece da altri governi europei e da Angela Merkel, che lo ha detto direttamente a Putin durante il loro recente incontro».

«Il mio arresto è esattamente di dieci anni fa», ha ricordato Marco Cappato: «Anni che avrebbero potuto essere utilizzati per migliorare la situazione dei diritti. Ora dobbiamo prestare attenzione al processo del 29 maggio. L'Italia deve ora fare qualcosa di molto concreto, prendere posizione - come fanno già altri Paesi - per accogliere gli omosessuali ceceni come rifugiati. La Corte europea dei diritti umani si è già espressa in modo chiaro su questo. Ora, "grazie" a Yuri Guaiana, un po' più di italiani ha conosciuto quello che succede agli omosessuali in Cecenia e in Russia. E' una buona occasione per fare qualcosa».

E se dovesse esserci bisogno di tornare in Russia per sostenere ancora gli attivisti locali Lgbt? «Lo farò certamente», ha promesso Guaiana.

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