Milan, Giampaolo a rischio dopo il tracollo con la Fiorentina: i nomi per il successore

E' partito il toto-nomi per sostituire Marco Giampaolo alla panchina del Milan. Decisivo il match contro il Genoa

La curva Sud deserta negli ultimi minuti di Milan-Fiorentina (foto Lorenzococozza/Instagram)

Arsene Wenger, Rudi Garcia, Claudio Ranieri. Sono questi i nomi su cui la dirigenza del Milan starebbe lavorando per sostituire il tecnico Marco Giampaolo dopo la clamorosa sconfitta a San Siro contro la Fiorentina per 3 a 1. Clamorosa non perché non si possa perdere con due reti di scarto: succede, la palla è rotonda. Clamorosa per il totale "non gioco" espresso dalla compagine rossonera nell'arco di tutto l'incontro.

E si può anche ammettere che la Fiorentina di mister Montella è in gran forma e in notevole crescita, ma non basta: è questione di atteggiamento. Quello che al Meazza non s'è visto, quello che ha portato la Sud a disertare l'ultimo quarto d'ora (più recupero) del match: una contestazione forte, irrituale e inusuale. Ma compresa, giustificata perfino dallo stesso tecnico e da Paolo Maldini a fine gara.

Tutti concordano che l'ammissione di Giampaolo a fine partita («sembrava una squadra che non si era allenata insieme») è il segno di una resa. Una espressione del genere non sta bene in bocca all'allenatore, che dovrebbe esserne l'unico responsabile. Eppure lo stesso tecnico ex Samp ha dichiarato anche di voler continuare e di essere convinto delle sue idee. Scontata la difesa di Maldini a beneficio di telecamere, scontato anche che in via Aldo Rossi preparino le contromosse. Sembra che la partita contro il Genoa, al Marassi, sarà decisiva per le sorti dell'allenatore del Milan dopo sei punti in sei giornate (e saranno, a quel punto, sette, vedremo con quanti punti).

I tifosi del Milan temono che un buon risultato contro il Genoa prolunghi una agonia già presente. E vorrebbero, molti, un cambio di passo immediato. Si diceva delle alternative: Wenger che cerca un rilancio dopo l'Arsenal, e poi Garcia e Ranieri. Di Luciano Spalletti non si parla più: forse qualche timido approccio c'è anche stato, ma l'ex tecnico nerazzurro vorrebbe (e a buon diritto) troppi soldi rispetto a quelli che la dirigenza del Milan è disposta a pagare per lo stipendio di un allenatore. Certo che non appaiono altri Arrigo Sacchi in circolazione, nel 2019. Altri, intendiamo, visionari che, anche se poco noti o con poca esperienza, apportino non una miglioria al gioco della squadra ma una rivoluzione nel calcio.

E poi c'è il tema del gruppo: forse troppi giocatori troppo giovani e nessuno che possa fare il leader in campo nei momenti di difficoltà. Lo si è visto contro la Fiorentina: a parte gli errori di gioco clamorosi, a parte l'espulsione gratuita, a parte i due rigori che ci si poteva risparmiare, nessuno in campo ha preso in mano la squadra guidandola ad almeno non sfigurare. Forse solo un tecnico con una grinta e una capacità fuori dal comune può trasformare la squadra «che sembrava non essersi allenata insieme» in un team bene organizzato e, se non vincente, almeno non sfigurante. Wenger, Garcia, Ranieri. Chi sarà dei tre? Oppure Maldini e Boban stanno per tirare fuori un altro nome dal cappello? E quali i criteri con cui giudicheranno il match contro il Genoa? Evidentemente non basterà il risultato, sarà necessario un Milan diverso, opposto a quello visto contro la Fiorentina.

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