Milan: ancora dubbi sulla provenienza dei soldi del cinese mister Li, fallisce una sua società

Il tribunale del popolo di Shenzhen ha ufficialmente dichiarato fallita la Jie Ande

L'acquisto

I dubbi esistono da sempre. Sin dalle prime trattative con 'infiniti' tira e molla. Adesso arriva una notizia che mina ancora la credibilità della solidità patrimoniale  patrimoniale di mister Yonghong Li, il 48enne proprietario e presidente del Milan.

Il tribunale del popolo di Shenzhen ha ufficialmente dichiarato fallita la Jie Ande - società di mister Li - sulla quale pendeva una richiesta di liquidazione per bancarotta da parte della Banca di Canton. La sentenza ha spazzato via la gestione responsabile del dissesto e nominato un commissario con pieni poteri: un avvocato dello studio legale Jindu di Pechino. Lo rivela un'inchiesta firmata da Milena Gabanelli e Mario Gerevini e pubblicata sul Corriere della Sera.

La Jie Ande - spiegano i giornalisti - è la principale azionista con l'11,4% di un'azienda quotata alla Borsa di Shenzhen ed era accreditata come la punta di diamante e più liquida del finanziere cinese che acquistò il Milan dalla Fininvest per 740 milioni. E già all'epoca - proseguono gli autori - la Jie Ande era insolvente ma nessuno, tra banche, consulenti e controparte, lo verificò.

Berlusconi: "Il Milan ha problemi finanziari"

Silvio Berlusconi, l'ex numero 1 del Milan, pochi mesi fa era tornato a parlare del club di via Aldo Rossi senza troppi giri di parole. "Ho saputo che c'è già qualche problema finanziario. Mi preoccupa il silenzio di mister Li", avrebbe confessato il Cavaliere, come riportato da Telelombardia, gettando nubi nere sul nuovo proprietario rossonero

"Se la squadra dovesse continuare ad andare così male - avrebbe proseguito Berlusconi - è possibile che in primavera subentri il fondo Elliot". È innegabile, infatti, che il futuro del Milan è legato a doppio filo al fondo che lo scorso anno ha aiutato la cordata cinese guidata proprio da Han Li ad acquistare il club

"Il vero problema è che senza Champions il rosso di bilancio supererà i 100 milioni di euro - le parole, riportate sempre dall'emittente lombarda, di Berlusconi - e chi dovesse comprare il club, lo pagherebbe certamente poco rispetto al suo reale valore ma dovrebbe risanare per anni passivi pesantissimi. Non è - avrebbe concluso Berlusconi - una bella prospettiva”

E' evidente - prosegue il Corsera - che con un crac sulle spalle, la sentenza di un tribunale e altre banche «inchiodate» che pretendono risarcimenti, anche il più spregiudicato uomo d’affari faticherebbe ad accreditarsi su quel mercato. Eppure per il club è fondamentale fare business in Cina e farlo presto. Essenziale, in particolare, per chiudere il bilancio al 30 giugno e dare continuità all’azienda Milan. Se è pacifico che i debiti (gli oltre 300 milioni di Elliott) vadano rifinanziati , d’altra parte senza un adeguato fatturato la costosa macchina si inceppa. Le misure tampone possono arrivare dallo stesso fondo americano che non avrebbe problemi a prestare altri 30-40 milioni destinati al club se servissero a garantire tra un mese l’Uefa e un futuro nelle coppe al Milan. 

 L’intera operazione Milan-Li, oggi che i nodi del passato vengono al pettine, appare dunque come un enorme azzardo (se non messinscena) finanziario con scarsissimi contenuti e visione imprenditoriali. E il commissariamento della Jie Ande conferma quanto fosse «drogato» quel patrimonio dichiarato dal cinese, comprensivo di miniere e altre proprietà difficilmente individuabili o quantificabili o attribuibili. L’avvocato dello studio di Pechino nominato dai giudici potrà ora certificare se davvero quel piccolo tesoro detenuto dalla cassaforte Jie Ande, cioè la partecipazione dell’11,4% nella quotata Zhuhai Zhongfu, fosse davvero di mister Li come da lui dichiarato. O non, invece, di un certo Jinzhong Liu, come dichiarato nei bilanci, conclude il giornale di via Solferino.

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