Derby MilanoToday: Kakà vs. Ibra, glorie recenti del calcio milanese

Anche se non giocano più per le milanesi, Kakà e Ibrahimovic sono due tra le stelle più brillanti degli ultimi anni. Brasiliano il primo, svedese il secondo, si ritroveranno quest'anno nel campionato spagnolo. Là potranno riprendere la loro sfida

Abbiamo aspettato l’ufficialità del loro addio per comparare le stelle più brillanti degli ultimi anni di Milan e Inter: in questo appuntamento del derby di Milanotoday Kakà sfida Ibraihimovic. Non un confronto per ruolo ma per assoluta grandezza tecnica, una sfida tra due stelle che proprio quest’estate hanno lasciato entrambi Milano. Li rimpiangerà tutto il calcio italiano e loro intanto continueranno le loro sfide in Spagna, rispettivamente con Real e Barça: da un derby all’altro, il nostro omaggio alle due stelle, oramai ex.

kakaKakà La stella brasiliana nasce a Brasilia il 22 aprile 1982 ma dopo poco tempo si trasferisce a San Paolo in un quartiere residenziale; la sua, infatti, non è la tipica storia del ragazzino povero brasiliano che dopo aver vissuto di stenti si riscatta grazie al calcio. Ricardo vive agiatamente in una famiglia borghese e il primo bivio che gli si pone nel 2000 gli cambia la vita: batte infatti la testa sul fondo di una piscina e si rompe una vertebra del collo.

Un incidente che avrebbe potuto lasciarlo paralizzato e che lo avvicina ancor di più alla religione. Il debutto con il San Paolo è devastante, segna due gol in pochi minuti: diventa una stella emergente disputando con la squadra brasiliana 146 partite e segnando 58 gol. Velocità devastante abbinata a tecnica sopraffina e fisico imponente: queste doti fanno innamorare Leonardo che spinge per il suo acquisto nell’estate del 2003. I dirigenti del Milan fiutano l’affare e per 8,5 milioni di euro Kakà diventa un giocatore rossonero.

Quasi spaesato al suo arrivo, faccia da bravo ragazzo e atteggiamenti sempre educati e composti, il ragazzo conquista subito critica e tifosi. Da giovane da far crescere diventa subito indispensabile per Ancelotti: il brasiliano gioca da trequartista e segna ben 10 reti condite da giocate sopraffine.  Il volo di Kakà nel firmamento delle star mondiali arriva nella stagione 2006-2007: anno straordinario dove vince Champions League (capocannoniere con 10 gol) e, successivamente, viene premiato con il Pallone d’Oro e Fifa World Player.

I successi con la squadra nei suoi anni milanesi sono altrettanto importanti: 1 Mondiale per Club (2007), 1 Champions League (2006/2007) , 1 Campionato Italiano (2003/2004), 2 Supercoppe Europee (2003 - 2007) e 1 Supercoppa Italiana (2004). I primi scricchiolii con il Milan arrivano nel gennaio scorso: il giocatore sembra ormai a un passo dal Manchester City che avanza un’offerta strabiliante. Alla fine non se ne fa niente per la gioia di tifosi e dello stesso Kakà. Ma qualcosa si è rotto. Sembra tutto scritto, infatti, quando Galliani vola a Madrid da Florentino Perez: dopo una corte estenuante, le merengues si aggiudicano il 22 rossonero che lascia un vuoto incolmabile nei tifosi e nel calcio italiano. 

Ibrahimovic
Le movenze di un ballerino in un corpo da corazziere: Zlatan nasce a Malmö il 3 ottobre 1981. Sangue misto (padre bosniaco e madre croata), il giovane Ibra si dedica subito al calcio e a 10 anni compie la prima impresa: la sua squadra, il Balkan, è sotto di 4 reti e nel secondo tempo entra questo ragazzino.

La partita finisce 8 a 5 e Zlatan realizza tutte le reti: la squadra avversaria protesta ritenendo Ibra più grande del consentito ma il certificato di nascita è impietoso. Zlatan era addirittura più piccolo di due anni dei suoi sfidanti. L’Ajax riesce a bruciare la concorrenza e nel 2001 approda ad Amsterdam: qui migliora sempre di più, accrescendo a dismisura la propria autostima. Proprio la sfrontatezza e la presunzione lo rendono protagonista di alcuni episodi particolari, anche con i propri compagni. Zlatan è un leader nato e la piazza olandese gli sta stretta tant’è che dopo tre anni decide di cambiare.

Luciano Moggi piazza il colpo a fine estate, il 31 agosto 2004 sbarca a Torino nella Juventus. Con i bianconeri disputa un primo anno ottimo realizzando 16 reti in campionato e quello successivo in chiaroscuro, segnando 7 gol. Durante la bufera calciopoli, il 2006 è l’anno del suo arrivo in nerazzurro: l’Inter lo paga 26 milioni di euro ma lo svedese ripagherà a pieno questi soldi. Diventa nodo fondamentale della squadra di Mancini prima e di Mourinho dopo: in totale 88 presenze nei tre anni e 57 gol in Campionato. Non male per uno che veniva tacciato di essere bravo ma poco spietato sotto porta.

La pecca che si porta in dote è quella di non essere decisivo in Europa, nelle partite contro le grandi squadre: c’è da sottolineare, però, che il centravanti ha contribuito in maniera determinante a tutti gli scudetti dei nerazzurri. Giocate ai limiti del normale, acrobazie pazzesche (il taekwondo gli è stato utile),  uomo squadra: l’Inter saluta uno dei più grandi attaccanti della sua storia con un unico rammarico. I suoi dubbi e le sue perplessità sono state manifestati troppe volte e al tifoso non piace. Ma Zlatan è così, prendere o lasciare.

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