Olimpiadi 2026, il Coni ha deciso: candidatura a tre, senza una capofila

Milano-Cortina-Torino, "vince" la triade. Sala voleva la governance per Milano e non fa mistero di non essere contento: "Manca chiarezza". Dal Veneto soddisfazione

Repertorio

Sarà una candidatura unitaria tra Milano, Torino e Cortina quella alle Olimpiadi invernali del 2026. Lo ha deciso l'1 agosto, all'unanimità, la giunta del Coni, dopo avere vagliato attentamente le tre proposte di candidatura. Ed è "rottura", almeno per il momento, con il sindaco di Milano Giuseppe Sala, che non aveva chiuso totalmente all'ipotesi di candidatura unitaria ma avrebbe voluto mantenere per il capoluogo lombardo la governance, convinto che solo una leadership forte avrebbe fatto organizzare bene l'evento.

Sala, la mattina del 1 agosto, quando ormai si profilava la scelta della candidatura a tre senza una guida unica, aveva inviato al Coni una lettera nella quale dichiarava l'intenzione di "sfilarsi" dalla partita e, semmai, di mantenere la semplice disponibilità ad ospitare alcune gare. E aveva portato come esempio l'esperienza di Expo 2015, di cui era stato commissario unico. 

Il presidente del Coni Giovanni Malagò, durante la conferenza stampa post-giunta, ha difeso la candidatura unitaria spiegando che, in ognuno dei dossier delle tre città, c'erano punti di forza ma anche di debolezza: unire le forze (e attutire le debolezze) è quindi parsa la strada più giusta per far sì che la candidatura italiana abbia poi maggiori chances di ottenere effettivamente l'assegnazione dell'Olimpiade durante la sessione del Cio di autunno 2019, che tra l'altro si svolgerà a Milano.

E rispondendo indirettamente a Sala, Malagò ha aggiunto che "tutte le ipotesi di governance, che ognuno ritiene legittimo prendere in considerazione, si dovranno attuare quando quella che oggi è una candidatura diventerà una Olimpiade". Come a dire: se verrà scelta una capofila, succederà quando il Cio avrà eventualmente assegnato l'Olimpiade all'Italia, non prima.

Il sindaco di Milano ha replicato sui social network che "la delibera del Coni non è un progetto e quindi non è giudicabile. Non c'era chiarezza ieri e chiarezza non c'è neanche oggi". Diversa la reazione di Luca Zaia, governatore del Veneto, sostenitore di Cortina d'Ampezzo: "Siamo pronti e motivati al massimo perché sapiamo di avere un grande valore, dato dal più grande hub sciistico d'Europa, e dalla granitica unità d'intenti che ha caratterizzato i territori in questa maratona".

Cortina è attualmente impegnata a organizzare i Mondiali di sci del 2021. "La candidatura unitaria, che comprende Cortina, è un gran bel riconoscimento per tutto il popolo veneto", ha aggiunto Zaia. E il sindaco di Cortina, Giampietro Ghedina, ha commentato che "la soluzione ci trova d'accordo perché vengono prese in considerazione alla pari le tre città, ognuna delle quali mette a disposizione le proprie eccellenze".

Tornando a Milano, la scelta di Sala di inviare una lettera per "sfilarsi" dalla candidatura unitaria senza governance per il capoluogo lombardo non è piaciuta ad Alessandro Morelli, capogruppo della Lega a Palazzo Marino e parlamentare. "Una novella Maria Antonietta lontana dal pragmatismo meneghino che non mi sarei mai immaginato di vedere rappresentata dal sindaco", scrive in una nota ricordando che invece occorrerebbe guardare "più all'obiettivo che ai fronzoli". Per Morelli "Milano è una carta vincente per il dossier Olimpiadi e vederla sfilare significa solo decidere di far perdere l'occasione olimpica per l'intero Paese".

Da Torino, il sindaco Chiara Appendino ha dato la sua disponibilità alla triade, "solo se lo deciderà il governo", generando però polemiche in seno al suo stesso partito, il Movimento 5 Stelle, nella città della Mole. E da parte del governo, dopo la decisione del Coni, un avvertimento arriva da Giancarlo Giorgetti, sottosegretario con delega allo sport, che ha annunciato di volere incontrare i sindaci delle tre città coinvolte ma ha ciarito che o c'è piena condivisione di tutti o "non vale la pena coltivare situazioni in fase di aborto". 

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