San Siro, Forza Italia vuole un referendum sull'abbattimento e accelera

La richiesta di referendum deve partire da sei Municipi su nove o attraverso una raccolta firme

San Siro durante una partita di calcio

Fin da subito si era schierato contro la demolizione dello stadio Meazza. Ed ora che le due squadre di calcio milanesi accelerano (hanno già pronti i due progetti possibili del nuovo impianto), accelera anche lui. Per cercare di scongiurare l'abbattimento del simbolo calcistico di Milano. Marco Bestetti, forzista e presidente del Municipio 7 (quello che comprende anche il quartiere di San Siro), annuncia che avvierà l'iter per arrivare a un referendum cittadino consultivo, sul modello di quelli ambientali del 2011. Come già promesso a marzo.

Due le strade. La prima è l'approvazione di almeno sei consigli di Municipio. Il centrodestra è in maggioranza in cinque Municipi (2, 4, 5, 7 e 9). Anche se nel nono la maggioranza nei mesi scorsi ha "traballato" un po'. Ma l'obiettivo è convincere il centrosinistra almeno in un altro dei restanti "parlamentini" locali. Se non vi riuscisse, il neo leader dei giovani di Forza Italia a livello nazionale avvierà la raccolta firme, l'altra strada per ottenere un referendum citadino: mille firme per poter depositare il quesito referendario e poi 15 mila per arrivare al voto.

Non è un risultato impossibile da raggiungere. Anche perché la questione stadio è di quelle che spaccano i milanesi, in modo trasversale rispetto alle forze politiche in verità. Ma è molto forte in città la questione nostalgica. San Siro è visto come intoccabile da molti milanesi, che farebbero di tutto per salvare l'impianto. Allo stesso tempo, diversi ambientalisti (come il consigliere comunale del Pd Carlo Monguzzi) hanno fatto notare che, attaverso la legge nazionale sugli stadi, l'operazione si risolverebbe in un aumento di volumetrie rispetto a quanto previsto dal Pgt comunale.

Le tappe 

Milan e Inter, dopo anni di dubbi, si sono decisi a costruire uno stadio nuovo di zecca. Lo realizzerebbero a ovest dell'attuale, dove ora c'è un grande parcheggio, e "taglierebbero" anche il nuovo parchetto inaugurato qualche anno fa. L'area del Meazza, invece, sarebbe destinata a una nuova area verde con negozi, ristoranti, uffici e forse un cinema. Sembra escluso un intervento anche sul residenziale, che peggiorerebbe l'immagine di "speculazione" per l'interra operazione. 

Fin qui quel che è noto. Come sarà effettivamente il nuovo stadio è ancora da decidere: esclusi i progetti di Boeri e Hok, rimangono in pista gli italiani di Studio Cmr con David Manica e gli americani di Populous, colossi nell'architettura per lo sport, nato proprio da una costola di Hok e poi "emancipatosi". Suo, per esempio, il nuovo stadio londinese del Tottenham Hotspur, inaugurato proprio nel 2019.

La posizione del Comune di Milano

Palazzo Marino per ora sta a guardare, ma il sindaco Beppe Sala (che non ha fatto mistero di preferire l'opzione ristrutturazione, da milanese, ma di dover ascoltare i club da primo cittadino) ha invitato Milan e Inter a fare in fretta e a sottoporre i progetti ai milanesi, senza tuttavia sposare apertamente la causa referendaria: «Non la metto sul piano del referendum ma della partecipazione», ha spiegato.

Il Comune di Milano è proprietario del Meazza: quindi deve prestare attenzione anche all'aspetto economico. Un abbattimento senza alcun ritorno potrebbe essere sanzionato dalla Corte dei Conti. E' in corso una valutazione economica dello stadio attuale, da cui non si potrà comunque prescindere.

Sala ha anche promesso che il consiglio comunale si occuperà dell'eventuale nuovo impianto, ma i consiglieri di opposizione già protestano perché tenuti finora all'oscuro delle interlocuzioni tra i due club e il settore Urbanistica del Comune. E' probabile che, non appena Milan e Inter avranno deciso di rendere pubblici i progetti di Studio Cmr e Populous, l'aula del consiglio ne dibatterà. 

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