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Incontro sul bullismo a scuola: e l’attore Paolo Ruffini dice parolacce a raffica sul palco | Vd

 

"Non fatemi dire parolacce perché ci sono questi signori in giacca e cravatta che non vogliono dica parolacce, ma mi sembra assurdo non dirle”. E, infatti, ha tenuto fede alla sua convinzione.  

È diventato un caso il linguaggio abbastanza “disinvolto” di Paolo Ruffini, l’attore toscano chiamato lunedì a presentare “Condivido”, l’incontro sull’hate speech e sul bullismo a scuola che ha lanciato il manifesto per la “Comunicazione non ostile”. 

A far parlare di sé, però, sono stati soprattutto i modi del comico, che non ha risparmiato battute e parolacce sul palco dell’Unicredit Pavilion. A seguire il suo discorso in diretta streaming c’erano venti regioni e trentamila studenti coi loro insegnanti, alcuni dei quali hanno preso benissimo la performance. 

I più contrariati sono stati i prof di una scuola di Trieste, che hanno deciso - con l’appoggio dell’assessore all’istruzione del Friuli Venezia Giulia, Loredana Panariti - di sospendere la diretta a causa delle parolacce. 

Lo stesso ministro all’istruzione del governo, Valeria Fedeli, ha poi ripreso - anche se con discrezione - Paolo Ruffini, ricordandogli a fine intervento che "Io mi tappavo le orecchie quando diceva le parolacce, ma è stato bravissimo”. 

"Chiedo scusa alla suora, al preside e alle istituzioni, al ministro, a tutti, ma fatemi dire le parolacce. Fatemele dire - il commento del diretto interessato -. Posso dire un'altra cosa? La volgarità non è dire cazzo, ma la violenza". 

“Mi dispiace che solo a Trieste, forse per via della distanza, non sia passata l’ironia che stava dietro l’utilizzo di parole etichettate con troppa fretta come sbagliate.  La mia è stata una scelta precisa che ha spiazzato alcuni, una minoranza di insegnanti a dir la verità: a Milano, ma anche nelle altre sedi, il messaggio è stato compreso. Nemmeno le suore in sala si sono scandalizzate - ha spiegato poi Ruffini -. Pur contrariando qualche professore, però, so che i ragazzi a Trieste hanno chiesto di riattivare lo streaming. Questo per me significa che il messaggio con loro è passato davvero”.

“Come si fa a parlare con gli adolescenti senza usare il loro linguaggio? ‘Le parole sono un ponte’, dice il manifesto, per arrivare a loro bisogna percorrerlo nella loro stessa direzione.
Perché dovremmo fare incontri sulle parole dei ‘giovani’ usando le parole dei ‘vecchi’? - la domanda dell’attore -. È per i giovani tutto questo, allora perché non ci sforziamo di superare quei limiti di buonismo, che per altro loro non hanno”. 

“Nonostante qualche sterile protesta di forma credo di essere riuscito a raggiungere l'obiettivo. Ovvero fare in modo che questa giornata lasciasse qualcosa di importante nella testa e nei cuori dei trentamila ragazzi collegati da tutta Italia. Sono convinto che loro oggi siano tornati a casa arricchiti e con una consapevolezza maggiore su quanto sia importante utilizzare le parole con cura: me lo dimostrano le migliaia di messaggi positivi ricevuti su Whatsapp e Facebook. Ancora una volta di più - ha concluso Ruffini -, i ragazzi ci hanno dimostrato che spesso sono loro - e non gli adulti - i più capaci ad andare oltre la superficie”.
 

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