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Fujitsu abbandona Milano, 200 lavoratori rischiano il licenziamento: "Noi non ci stiamo"

 

Ingegneri, sviluppatori, tecnici informatici, programmatori, venditori e dirigenti. Centonovantasette persone rischiano di perdere il lavoro, per la chiusura della sede italiana del colosso giapponese Fujitsu, tra le più forti società al mondo per la produzione di sistemi innovativi per l’industria, le comunicazioni, i servizi informatici. 

La notizia, comunicata dall’azienda un mesetto fa attraverso una nota, non ha ancora dato delle risposte concrete ai dipendenti, che continuano a porsi domande sul loro futuro.  

Armati di fischietti, rabbia e della sola forza della propria voce, più di cinquanta lavoratori nella giornata di martedì hanno protestato in piazza San Babila, a Milano, proprio contro questa drammatica situazione: “Noi non ci stiamo”, hanno urlato, ripetutamente.  

Al fianco dei dipendenti di Fujitsu nella mobilitazione anche i sindacati. “Chiediamo al ministro Di Maio di aprire un dialogo di confronto con il management italiano di Fujitsu per trovare subito una soluzione per queste centonovantasette persone - ha dichiarato Cristian Gambarelli, segretario generale di Fim-Cisl Milano metropoli - come può un uomo o una donna di 50 anni ricollocarsi facilmente nel mondo del lavoro? Al momento, secondo me - ha proseguito Gambarelli - le soluzioni ottimali potrebbero essere due: che il colosso giapponese decida di investire ancora nel nostro Paese o che il ministero dello Sviluppo Economico attivi altre multinazionali del settore ad assorbire tutte le attività e tutti i dipendenti”.  

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