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Milano, piazza Fontana: scoperta la targa che ricorda i 50 anni della strage neo fascista

Svelate anche le 17 formelle dedicate alle vittime che il 12 dicembre del 1969 morirono a causa di una bomba alla Banca Nazionale dell'Agricoltura. Dopo anni di inchieste e depistaggi nel 2005 la Cassazione indico in Ordine Nuovo l'esecutore materiale dell'attentato

 

Diciassette formelle, tante quante le vittime della strage neo fascista che il 12 dicembre del 1969 fece 17 morti e 88 feriti con una bomba esplosa alle 16.37 nella sede della Banca Nazionale dell'Agricoltura. 

Un gesto, quello del Comune di Milano, fatto nell'ambito delle celebrazioni indette per i 50 anni dell'attentato nel quale persero la vita Giovanni Arnoldi, Giulio China, Eugenio Corsini, Pietro Dendena, Carlo Gaiani, Calogero Galatioto, Carlo Garavaglia, Paolo Gerli, Luigi Meloni, Vittorio Mocchi, Gerolamo Papetti, Mario Pasi, Carlo Perego, Oreste Sangalli, Angelo Scaglia, Carlo Silva e Attilio Valè.

Nel mezzo anni e anni di indagini, processi e depistaggi da parte dei servizi segreti, che tentarono di insabbiare la strage compiuta dal gruppo di estrema destra Ordine Nuovo a tal punto che gli esecutori materiali sono tuttora ignoti. L'unica sentenza che ha reso parzialmente giustizia ai familiari delle vittime è stata quella del 2005, quando la Corte di Cassazione indicò il gruppo neo fascista come responsabile della strage, dichiarando tuttavia i due storici capi della cellula, Franco Freda e Giovanni Ventura, non processabili in quanto già assolti nel 1987 durante un precedente processo.

"Per noi non c'è mai stata una verità di giustizia - spiega Paolo Dendena, figlio di Pietro, commerciante di 45 anni ucciso nella strage - In quell'attentato io e mia sorella siamo diventati orfani, ma dovreste rendervi conto che quel giorno, in quella filiale, poteva esserci tutta l'Italia. Per questo da quando la Cassazione indicò in Ordine Nuovo il responsabile della bomba alla Banca Nazionale dell'Agricoltura, noi familiari delle vittime siamo diventati testimoni della memoria di quanto successo. È questo l'unico antidoto all'odio".

"In quella strage c'era il chiaro intento di sovvertire lo Stato - dichiara invece Carlo Arnaldi, figlio di Giovanni, anch'egli vittima di piazza Fontana - Lo provano i depistaggi che tentarono di insabbiare quel che poi la Cassazione ha stabilito nel 2005. Quando abbiamo saputo che l'attentato era stato compiuto da Ordine Nuovo, una formazione di matrice neo fascista, ci è stato subito chiaro che la pista anarchica indicata finora dagli investigatori era fasulla. La verità era da un'altra parte". 

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