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Teatro alla Scala, la crisi delle maestranze: "Ormai facciamo le collette per chi non ha più soldi"

Presidio dei lavoratori del teatro, ancora chiuso dopo l'epidemia di Coronavirus, per chiedere garanzie sulle misure anti contagio in vista della ripartenza. "In molti non ricevono più sussidi. Dobbiamo riaprire, ma vogliamo anche tutele sulla salute"

 

Dopo i lavoratori del turismo e delle scuole, anche le maestranze del Teatro alla Scala scendono in piazza per chiedere tutele economiche dopo l'epidemia di Coronavirus. Lo storico teatro milanese è chiuso da tre mesi, e finora non sembra ancora esserci un piano dettagliato per la ripartenza.

"Attorno alla Scala ruota un universo fatto di elettricisti, addetti ai costumi, sarti e trasportatori - spiegano i manifestanti  della Confederazione Unitaria di Base - Non tutti hanno le adeguate tutele contrattuali e per molti sta diventando impossibile andare avanti. Siamo al punto di dover fare le collette per le famiglie che non riescono ad arrivare a fine mese. Oltre a questo, in vista della ripartenza, non abbiamo ancora alcuna garanzia sulle modalità con cui attuare il distanziamento sociale e le misure di sicurezza anti Covid. Dobbiamo ripartire, ma vogliamo che anche la salute sia tutelata. Su questo attendiamo risposta dall'Amministrazione comunale, che è anche responsabile del teatro".

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