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CARCERI: Manna (Lisiapp): aggressioni e sovraffollamento, un disagio per gli operatori di polizia penitenziaria.

In Lombardia sono detenute 9.053 persone (delle quali 4.083 straniere) a fronte di una capienza di 5.652 posti

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di MilanoToday

 «Le carceri italiane sono fuori dalla costituzione». Ad affermarlo è il Segretario Generale del Lisiapp, il Libero Sindacato Appartenenti alla polizia penitenziaria, Mirko Manna, che fa ben capire la gravità della situazione in cui si trovano i penitenziari italiani.

Il sovraffollamento resta il dato più impressionante: 68mila persone stipate in spazi pensati per contenerne poco più di 47mila (la cosiddetta capienza regolamentare). In teoria, mettendo letti a castello al posto delle brande, si può arrivare a comprimere nelle celle ben 67.707 persone. Oltre a pregiudicare la vivibilità delle carceri, il sovraffollamento ha gravi ripercussioni anche sulla salute degli operatori di polizia penitenziaria (la promiscuità favorisce il diffondersi di malattie da parte dei detenuti) e le centinaia di aggressioni gratuite dei reclusi ai danni degli operatori.

E di carcere si può anche morire. Nei primi otto mesi del 2011 ben 5 casi di suicidi da parte degli agenti. L’ultimo in ordine di tempo il 2 luglio dove un assistente di polizia penitenziaria si è suicidato nel suo paese di origine nel crotonese. La carenza di personale di polizia penitenziaria, in base alle stime elaborate, è di circa 6mila unità. Il che rende difficile la gestione delle carceri (spesso un solo agente deve sorvegliare un’intera sezione), comporta turni massacranti e si ripercuote, ancora una volta, sulla vivibilità dei penitenziari italiani.

Una macchina, peraltro, estremamente costosa: la spesa media giornaliera pro capite per ogni detenuto è di 113 euro. 7,36 euro sono spesi per il cibo, l’igiene, l’assistenza e l’istruzione dei detenuti; 5,60 euro per la manutenzione delle carceri; 4,74 euro per il funzionamento delle strutture (elettricità, acqua, etc.). Irrisorie le cifre spese per il "trattamento della personalità ed assistenza psicologica" (otto centesimi al giorno), mentre per le "attività scolastiche, culturali, ricreative, sportive", vengono spesi 11 centesimi al giorno per ogni detenuto.

Per entrare nel dettaglio dell’emergenza sovraffollamento degli istituti di pena nelle regioni italiane, come spiega Luca Frongia, Segretario generale aggiunto Lisiapp, negli istituti di pena del Veneto sono ristretti complessivamente 3.284 detenuti (3.081 uomini e 215 donne), a fronte di una capienza regolamentare di 1.915. In Lombardia sono detenute 9.053 persone (delle quali 4.083 straniere) a fronte di una capienza di 5.652 posti, e ancora in Piemonte dove crescono le aggressioni al personale di polizia a fronte di 3.634 posti, nei 13 carceri regionali vi sono 5.212 detenuti, il 43% in più rispetto alla capienza prevista. Le carceri toscane non fanno eccezione. Vi sono molte situazioni difficili in quasi tutte le strutture detentive della regione, con gravi problematiche che si rifanno a quelle nazionali, senza troppe eccezioni. Nel carcere di Arezzo, con una capienza regolamentare di 65 posti, risiedono, in media, circa 100 detenuti al giorno, con un'età media compresa tra i 25 ed i 28 anni. Dopo il carcere fiorentino di Sollicciano, la casa circondariale aretina vanta il maggior indice di ingresso di detenuti stranieri o provenienti dal Sud del Paese. La sua struttura necessita di sostanziali riparazioni, risultando, in ogni caso, inadeguata (così come la maggior parte delle strutture italiane) per la mancanza di spazi, in special modo di quelli comuni. Nel 2005, nel carcere di Arezzo, si sono verificati 14 casi di autolesionismo e 4 tentati suicidi.

Ed è proprio Sollicciano a rappresentare il nodo più critico del sistema degli istituti di pena in Toscana, dove sono spesso necessari interventi per eliminare le abbondanti infiltrazioni e i segni dell'usura e del deterioramento della struttura. Durante l’inverno si verificano perdite di acqua dal soffitto, che causano allagamenti lungo i corridoi e muffa alle pareti. Ma i problemi gravi sono ben altri. In primis il sovraffollamento. A Sollicciano, infatti, la capienza regolare è di 447 detenuti, sebbene nel corso del 2009 la presenza media nella struttura sia stata di 957 carcerati e prima del provvedimento d'indulto, addirittura di 1.200.

Non va meglio all'Ospedale psichiatrico giudiziario di Montelupo Fiorentino, locato in un'antica villa medicea e più volte al centro della cronaca per problemi legati alle condizioni di detenzione. I numeri sono impressionanti anche al "Madonnone": 27 atti di lesionismo nel 2003, 46 nel 2004 e 18 nel 2005. Ma non solo. Nel 2003 si sono verificati 5 tentativi di suicidio (di cui uno riuscito), 5 nel 2004 e 3 nel 2005. In precedenza si erano registrati 2 suicidi, nel 2000 e nel 2002. I ferimenti sono stati 18 nel 2003, 50 nel 2004 e 32 nel corso dell'anno 2005. Infine il datato carcere La Dogaia di Prato, una delle strutture più difficili della Toscana, dove nel 2006 erano detenute 567 persone (contro una capienza regolamentare di 365 posti), dei quali 152 tossicodipendenti, 6 affetti dal virus Hiv e 258 di nazionalità straniera.

Anche in questo caso, sottolinea il segretario generale aggiunto Lisiapp, i dati rilevati dai rapporti delle associazioni che si occupano del sistema carceri dovrebbero indurre ad una profonda riflessione.

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