Giovedì, 13 Maggio 2021
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Marcia indietro a Cassina de' Pecchi: cancellata la frase sull'abbigliamento e la prostituzione

Duro attacco della sindaca a inizio seduta, che ha parlato anche di «circo mediatico creato ad arte» e di «bugie». Poi passa la proposta di modifica dell'opposizione. I Radicali: «Non basta, il sex work viene equiparato allo sfruttamento»

Non ci sarà alcun riferimento al fatto che l'abbigliamento possa "manifestare" l'intenzione di prostituirsi nel regolamento di polizia urbana di Cassina de' Pecchi, approvato nella serata di venerdì dal consiglio comunale online, molto discusso in questi giorni. Quella parte del testo è stata infatti cancellata con un emendamento proposto da un consigliere di opposizione, approvato all'unanimità. Respinta invece un'ulteriore proposta che cancellava anche riferimenti alle "intenzioni". Il caso aveva avuto risonanza nazionale.

Mentre i consiglieri stavano per riunirsi online, davanti al municipio di Cassina è stata organizzata una manifestazione spontanea da parte di decine di cittadini che hanno esposto cartelli come «non conta l'abbigliamento ma lo sfruttamento» e «smettetela d'insegnare alle donne come vestirsi, insegnate alla gente come rispettarle». Oppure «sex work is work, no dress code» («il lavoro sessuale è lavoro, nessun codice d'abbigliamento»), «nessun regolamento sul nostro abbigliamento». 

Intanto si è venuto a sapere che nel vicino Comune di Bussero, che condivide con Cassina de' Pecchi e Pessano con Bornago il servizio di polizia locale attraverso il consorzio Centro Martesana, il consiglio comunale ha già avviato l'iter per eliminare dal regolamento in vigore l'articolo riguardante la prostituzione, tale e quale a quello che era stato proposto per Cassina.

Il testo modificato

La modifica determinante è stata proposta da Yuri D'Alessandra, consigliere della lista di centrosinistra (all'opposizone) Cassina Domani, che ha proposto di eliminare la frase «per atteggiamento, ovvero per l’abbigliamento ovvero per le modalità comportamentali». Non è invece passata un'ulteriore modifica, proposta da Matteo Tacconi della lista d'opposizione Comitato Civico, che chiedeva d'eliminare anche il riferimento all'intenzione di prostituirsi. Di seguito il testo del nuovo comma dell'articolo 23 del regolamento, così come modificato: aggiungendo le parti in grassetto e togliendo quelle barrate.

Contrarre ovvero concordare prestazioni sessuali oppure intrattenersi, con soggetti che esercitano attività di meretricio su strada o in locali aperti al pubblico che per atteggiamento, ovvero per l’abbigliamento ovvero per le modalità comportamentali manifestino comunque l’intenzione di esercitare l’attività consistente in prestazioni sessuali a pagamento. Se l’interessato è a bordo di un veicolo la violazione si concretizza anche con la semplice fermata al fine di contattare il soggetto dedito al meretricio; consentire la salita sul proprio veicolo di uno o più soggetti come sopra identificati costituisce conferma palese dell’avvenuta violazione del presente comma

La sindaca: «Io minacciata, alcuni oppositori indegni»

A inizio seduta, la sindaca leghista Elisa Balconi si è lamentata di essere stata «oggetto di insulti e minacce da tutta Italia», parlando di «circo mediatico generato ad arte» e di «danno incalcolabile» per Cassina de' Pecchi. Ha poi attaccato «chi, seduto indegnamente sui banchi del consiglio comunale, aveva passato furtivamente alla stampa una bozza ancora in discussione», definendo «responsabili dell'ondata di fango» i consiglieri che «hanno preferito commentare pubblicamente la bozza anziché suggerire miglioramenti». Secondo la sindaca, «si discute in aula, non nei social». Balconi, infine, ha annunciato di avere presentato querele e ha ringraziato i politici che l'hanno difesa, concludendo che sarebbe stata «raccontata una bugia per farmi dimettere».

«La stampa e le tv ci hanno dipinto come un paese di persone che vengono multate per come si vestono», ha replicato Yuri D'Alessandra, consigliere della lista d'opposizione Cassina Domani: «A questa strumentalizzazione è seguita una risposta scomposta del primo cittadino che, alla radio, ha bollato come "stronzate" ciò che è emerso. Poi, un capolavoro di disinformazione alimentato da un post sbagliato su un profilo istituzionale. Tutta la classe politica cassinese, incluso il sottoscritto, ha dato una pessima prova. Dobbiamo chiederci se non sia il caso di fare un passo indietro ragionando su cosa comporta essere rappresentanti di tutta la cittadinanza. Ora, da centro talebano potremmo diventare il primo Comune d'Italia che sconfessa un articolo scritto male, che per troppo tempo è stato accettato da tanti Comuni senza essere rimosso».

Radicali: «Si continua a criminalizzare il sex work»

«La decisione presa stasera dal consiglio comunale rappresenta un ulteriore abuso nel nostro Paese nell’utilizzo dei poteri locali in materia di sex work», ha commentato a MilanoToday Giulia Crivellini, tesoriera di Radicali Italiani, dopo la conclusione della seduta: «In nome di un ormai perdente approccio securitario vengono ristrette non solo la libertà e la dignità delle persone che si prostituiscono e della loro clientela, ma anche quella di tutti i cittadini, destinatari di divieti generici ed indeterminati. Dietro la proposta di regolamento c’è poi l'equiparazione tra sex work e sfruttamento. Questa visione è purtroppo sintomatica di una grande ignoranza sul tema e di una politica che abdica al proprio compito, quello di studiare la complessità dei fenomeni e di governarli nel rispetto dei diritti umani. Decidere di colpire chi esercita e chi richiede prestazioni pensando di colpire lo sfruttamento ne è ulteriore conferma. Forti dei precedenti ottenuti di recente al Tar Lazio e al Tar Toscana, di fronte a questi provvedimenti liberticidi occorre opporre le armi del diritto».

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