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La strage

Il ricordo della bomba lanciata sulla folla davanti alla questura di Milano

Sono passati 50 anni dal giorno della strage che provocò la morte di 4 persone, durante la commemorazione del primo anniversario Luigi Calabresi

In via Fatebenefratelli 11, sede della questura di Milano, sono state deposte alcune corone in memoria del 51esimo anniversario della morte del commissario capo Luigi Calabresi e del 50esimo anniversario della strage avvenuta un anno dopo, durante la commemorazione dell'omicidio del poliziotto: quando venne lanciata una bomba sulla folla che ricordava Calabresi, uccidendo quattro persone (Felicia Bartolozzi, Gabriella Bortolon, Federico Masarin e Giuseppe Panzino). Erano presenti alcuni familiari delle vittime e diverse autorità civili e militari della città.

Anche il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha ricordato questa triste data con un messaggio. "Cinquant'anni or sono - le sue parole - una bomba lanciata sulla folla, davanti all'ingresso della questura di Milano, in occasione della cerimonia in ricordo del commissario Luigi Calabresi, spezzò la vita di quattro persone inermi, gettò nel dolore i loro familiari, ferì numerosi cittadini intervenuti. L'intento era quello di colpire il ministro dell'Interno, Mariano Rumor, presente in questura fino a pochi minuti prima che l'ordigno esplodesse. Il piano mirava a uccidere l'esponente politico che, di fronte alle minacce eversive e al clima di terrore, si era opposto a ogni forma di sospensione delle garanzie democratiche e aveva proceduto con fermezza a promuovere lo scioglimento dell'organizzazione neofascista Ordine Nuovo". 

"Fu - sottolinea - un'ulteriore, tragica, tappa di quella strategia eversiva che aveva avuto inizio proprio a Milano con la strage di Piazza Fontana e, per anni, continuò a spargere sangue innocente con l'obiettivo di destabilizzare la nostra giovane democrazia. In questo cinquantesimo anniversario - prosegue Mattarella - il primo commosso pensiero va alle vittime e a quanti furono costretti a portare il peso, così gravoso, di lutti e sofferenze. La storia della Repubblica, anche da queste lacerazioni - evidenzia - ha tratto ragioni di un sempre più saldo legame con i principi sanciti dalla Costituzione. L'autore materiale dell'attentato, Gianfranco Bertoli, venne subito assicurato alla giustizia. Accertata la matrice dell'attentato, i risultati ottenuti nelle indagini e nei processi - osserva - non hanno consentito di rimuovere le ombre che parzialmente hanno coperto i mandanti neofascisti e le azioni di depistaggio di apparati infedeli".

"L'attacco allo Stato e il ricatto alle forze democratiche - conclude - vennero sconfitti e non ebbe successo il tentativo di svolta autoritaria. Una linea che ha caratterizzato il percorso della nostra democrazia negli anni difficili segnati da azioni terroristiche di segno opposto, contribuendo a renderla più forte". 

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