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Bambini figli di due padri, Arcilesbica contro: "No all'utero in vendita"

Secondo l'associazione "è egoista separare i piccoli da chi li ha messi al mondo"

"Non si può chiedere di certificare l'impossibile. Nessuno nasce da due uomini". Queste le parole riportate su Facebook dall'associazione per i diritti Lgbt 'Arcilesbica', che ha voluto dire la sua in merito alla trascrizione da parte del comune di Milano dell'atto di nascita dei bambini nati all'estero da due genitori uomini. 

In particolare, l'associazione composta da sole donne si è dichiarata contraria alla pratica dell'utero in affitto "in nome della non commerciabilità dell'umano", come si legge nel post pubblicato.

Le motivazioni

"Chi va all'estero per aggirare il divieto italiano contro l'utero in affitto - continua Arcilesbica insieme alla 'Rete contro l'utero in affitto' - premedita di imporre l'iscrizione anagrafica del/la neonata come figlio/a “'di due padri', strumentalizzando “il migliore interesse del/la minore”. Il migliore interesse del/la minore è non essere separato/a per contratto e per soldi da chi l’ha messo al mondo: sua madre".

All'inizio di novembre alcuni consiglieri comunali di maggioranza si erano detti a loro volta contrari al riconoscimento della genitorialità di due padri per i bambini nati all'estero. La discussione era nata dopo che il Tribunale di Milano aveva emanato un decreto che ordinava al comune di riconoscere i bambini figli di due padri. Identica la motivazione: non legittimare la pratica della maternità surrogata.

Secondo Arcilesbica nel caso di bambini nati attraverso Gpa, il partner del genitore biologico dovrebbe, nel caso lo voglia, chiedere di essere registrato come genitore adottivo. L'associazione, inoltre, si è detta favorevole alla "riforma della legge sulle adozioni, così da permettere un'adozione che tuteli appieno gli unici diritti concreti: quelli del bambino". Ad unirsi alle parole divulgate su Facebook da Arcilesbica anche RadFem Italia, RuA, Se non ora quando-Libere, Se non ora quando-Genova, Udi e il politico Aurelio Mancuso.

La replica

Di parere opposto è organizzazione Lgbt Coordinamento Arcobaleno, la quale ha fatto notare come "si continui volutamente ad adottare termini non consoni: si dovrebbe parlare di 'gestazione per altri', ma parole come 'utero in affitto' ed ancor di più 'comprare bambini' servono a viziare il giudizio di un cittadino non correttamente informato".

Il Coordinamento, inoltre, chiede che in Consiglio comunale siano ascoltati rappresentanti "del parere dominante nella comunità Lgbtqia*" e che venga ricordato che " al centro della vicenda è il diritto dei bambini a vedersi riconosciuta un’identità giuridica amministrativa che coincida con quella sociale: non è giusto privare loro di taluni diritti in nome di una crociata contro la Gpa".

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