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L'assessore Rolfi con i rappresentanti di Coldiretti e Confagricoltura

L'assessore Rolfi con i rappresentanti di Coldiretti e Confagricoltura

Gli agricoltori (e la Regione) contro le aree naturali nel Parco Agricolo Sud Milano

Mille firme per fermare la trasformazione di novemila ettari in aree naturali. Ecco perché sono state pensate e perché gli imprenditori agricoli non le vogliono

Non è guerra istituzionale tra Regione da una parte e sindaci e governance del Parco Agricolo Sud Milano ma - sembra avvertire tra le righe l'assessore regionale all'agricoltura Fabio Rolfi, leghista - manca poco. «Non vogliamo arrivarci», dichiara l'esponente del Carroccio dopo avere ricevuto a Palazzo Lombardia una delegazione di rappresentanti di Coldiretti e Confagricoltura, che gli hanno portato una petizione firmata da un migliaio di imprenditori agricoli contro la trasformazione in area naturale di circa novemila ettari del Parco Agricolo.

«Siamo contrari a questa trasformazione», aggiunge Rolfi: «La connotazione agricola del parco è già garanzia ambientale. La presenza di aziende agricole fornisce al territorio una economia sana, è sinonimo di cibo a filiera corta e rappresenta una importante cintura verde per l'area metropolitana di Milano».

Totale sintonia tra l'assessore e le associazioni di agricoltori. Questi ultimi, per Rolfi, sono «i protagonisti del mantenimento ambientale e paesaggistico del Parco, non la parte da punire». L'assemblea dei sindaci del Parco Sud, il 12 febbraio, aveva approvato il progetto di aree naturali, dopo il sì del comitato tecnico e del consiglio direttivo del parco. «L'effetto sarà quello di introdurre nuova burocrazia oltre a esporre le aziende agricole ad ulteriori limitazioni e aggravi normativi», la posizione di Alessandro Rota, presidente di Coldiretti Milano-Monza-Lodi.

Vasto oltre 47 mila ettari (il 30% di tutta la Città Metropolitana milanese), il Parco Sud copre a semicerchio praticamente tutta il territorio a sud, est e ovest del capoluogo meneghino. Interessa 60 Comuni della Città Metropolitana su 134, tra cui Milano. I numeri ne fanno un prezioso alleato della conservazione del territorio, nonché dello sviluppo della tradizione agricola. Il Parco Sud conta 592 cascine, circa 900 aziende agricole, 37 mila ettari coltivati di cui il 28% a riso e altrettanti a mais, circa 400 allevamenti, quattro abbazie, dodici castelli, tre musei dell'agricoltura e un museo del gusto.

La proposta: il perché delle aree naturali

La proposta di costituire varie aree naturali per un totale di quasi novemila ettari, osteggiata dalla Regione e dagli agricoltori, è stata avanzata da qualche anno da parte della governance del Parco e ha ottenuto il favore di numerosi sindaci. Tra i comportamenti che verrebbero vietati nelle aree naturali, la cattura, l'uccisione e il disturbo di animali. Una delle aree del Parco Sud "candidate" a diventare area naturale è quella che interessa la periferia ovest di Milano (Boscoincittà) e il Parco dei Fontanili (hinterland ovest). Il modello non è ovviamente quello di fare scomparire l'attività agricola ma renderla "custode" della particolare biodiversità insita nelle aree naturali, individuate perché già oggi contengono zone umide, boschi e così via.

Mappa - L'area naturale Fontanili-Boscoincittà. All'estremità est lo stadio di San Siro

area naturale boscoincitta fontanili-2

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