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Un emporio solidali (foto da Caritas Ambrosiana)

Un emporio solidali (foto da Caritas Ambrosiana)

A Milano sempre più poveri: boom di richieste alla Caritas

In totale sono 9mila le famiglie che a oggi ricevono la tessera per fare la spesa gratuitamente negli empori solidali

Da metà ottobre la Caritas ha ricevuto moltissime nuove richieste dai milanesi che a causa della situazione economica provocata dall'emergenza sanitaria si sono trovati in difficoltà. I 'nuovi poveri' della città - precisa l'organismo pastorale - con la seconda ondata di coronavirus sono aumentati "in modo importante".

A ricevere la tessera con la quale è possibile fare la spesa gratis negli empori e nelle botteghe solidali di Caritas tra metà ottobre e metà novembre sono state 672 nuove famiglie, che hanno portato a quota 9mila quelle beneficiarie di questo tipo di supporto.

La 'curva della povertà'

Caritas mette inoltre in luce come a oggi abbia distribuito 3.067.500 euro a 1.692 nuclei familiari che a causa del covid hanno perso il lavoro. Le risorse sono il 42% di quelle raccolte (7.195.228 euro) attraverso il Fondo San Giuseppe. Nei mesi di agosto e settembre si era registrato un calo di richieste di aiuto mentre il picco si era avuto a giugno. In autunno con il ritorno dell'emergenza si è tornati a distribuire molti aiuti, con l'erogazione di 489.500 euro a favore di 228 persone bisognose.

Un andamento analogo ha seguito anche l'attività del Fondo di assistenza diocesano, voluto da dall'arcivescovo di Milano Mario Delpini e sostenuto dal sindaco Beppe Sala, grazie al quale al 22 ottobre erano stati distribuiti 1.147.834 euro per aiutare le famiglie più deboli economicamente con affitto e bollette.

"Per non far collassare il sistema sanitario e assicurare le cure a tutti coloro che ne hanno bisogno è necessario tenere d'occhio la curva dei contagi - afferma Luciano Gualzetti, direttore della Caritas Ambrosiana -. Occorre però guardare anche alla curva del malessere sociale che le restrizioni inevitabilmente creano e che purtroppo pagano, come abbiamo imparato nel primo lockdown, i lavoratori meno qualificati, con contratti più deboli o nessun contratto, in una parola i più poveri e meno tutelati".

"L'andamento delle richieste di aiuto ai servizi Caritas - continua Gualzetti - è solo un indice di questa sofferenza sociale. Per contrastarla avremo bisogno sempre di più dell'aiuto di tutti. Fortunatamente nuovi donatori si sono fatti avanti in questo periodo e mi auguro che continueranno a sostenerci anche nel corso del prossimo anno quando il governo potrebbe togliere le moratorie agli sfratti e ai licenziamenti, eliminando così gli argini che fino ad ora hanno permesso di contenere lo tsunami. Sarà quello il momento più difficile in cui insieme all'assistenza dovremo anche pensare alla ricostruzione".

Un importante contributo è giunto dalla Fondazione Robert F. Kennedy Human Rights Italia che ha donato 350mila euro per la distribuzione di viveri, la costruzione di nuovi empori e per il Fondo di assistenza diocesano.

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