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Alunni e genitori stranieri davanti alla scuola primaria di via Dolci

Alunni e genitori stranieri davanti alla scuola primaria di via Dolci

Ecco le scuole di Milano con più stranieri. Limonta: «Ma non è un problema da risolvere»

Limonta (Milano Progressista) commenta i dati sugli alunni stranieri nelle scuole: «Il fenomeno da contrastare è l'esodo dei genitori italiani, un grave errore»

Venti scuole elementari milanesi hanno più stranieri che italiani tra gli iscritti all'anno scolastico 2017/2018. E lo stesso accade in otto scuole medie. I dati sono stati forniti dal Comune di Milano in seguito ad una interrogazione di Silvia Sardone, consigliera comunale del gruppo misto (ex Forza Italia). 

Diversa l'interpretazione del fenomeno. Per Sardone si tratta dell'effetto di «quartieri ghetto creati da Pisapia e da Sala, con italiani in netta minoranza anche nelle scuole dell'obbligo». L'ex esponente di Forza Italia parla di «creazione di disparità che si traduce in una scarsa preparazione scolastica dei bambini» e si dice preoccupata soprattutto per le comunità «più chiuse, come quella cinese, in cui i bambini, quando tornano a casa, smettono di parlare italiano».

Non la pensa così Laura Galimberti, assessore all'educazione a Palazzo Marino, che nella risposta all'interrogazione spiega tra l'altro che la maggioranza dei bambini stranieri che frequentano le scuole milanesi è nata in Italia o comunque è da tempo nel nostro Paese, per cui ha una buona padronanza della lingua. I problemi legati alla reciproca comprensione (tra compagni e tra alunni e insegnanti) riguarderebbe, per Galimberti, «un numero esiguo di bambini».

Ne abbiamo parlato con Paolo Limonta, consigliere comunale di Milano Progressista nonché insegnante di scuola primaria.

E' davvero un problema che in alcune scuole gli alunni figli di stranieri siano la maggioranza?

«Il fenomeno si verifica da diversi anni in determinati quartieri e determinate scuole, ma non è affatto un problema. La maggior parte è nata in Italia e arriva alle scuole elementari o medie dopo avere frequentato qui gli ordini di scuola precedenti. Le difficoltà sono legate soprattutto a quei pochi che arrivano nel corso dell'anno direttamente dall'estero e devono inserirsi. Ma nel corso degli anni le scuole si sono attrezzate per gestire questa situazione».

In che modo?

«Le scuole si avvalgono di associazioni che mettono a disposizione mediatori linguistici, e anche il Comune mette in campo risorse in questa direzione. Semmai andrebbero rifinanziati progetti come i "poli start" avviati dall'ex sindaco Letizia Moratti, che poi subirono le conseguenze dei continui tagli ai trasferimenti statali. Comunque la "commistione" è positiva, perché gli alunni figli di stranieri migliorano il proprio italiano molto più nel rapporto con i loro compagni che non in quello con gli insegnanti».

Una critica sostiene che alcuni di questi bambini, soprattutto quelli della comunità cinese, quando tornano a casa smettono di parlare la lingua italiana e così restano "indietro" rispetto ai loro compagni proprio nell'apprendimento dell'italiano.

«Ma questo non rappresenta affatto un problema. La moderna pedagogia anzi sostiene che i bambini con genitori stranieri non debbano perdere la loro pluralità linguistica, quindi è addirittura un bene che questi alunni, con i loro familiari, parlino la lingua d'origine. Ma c'è di più: nella mia esperienza di insegnante (oggi ho una classe di 25 alunni di cui 17 stranieri tutti nati in Italia), posso assicurare che i miei migliori alunni sono mediamente i figli di stranieri e, tra questi, proprio i cinesi».

Un'altra critica afferma che le classi troppo "miste" producono il mancato rispetto dei programmi scolastici.

«Anche questo non è vero. Ma è la fonte di un pregiudizio che porta all'unico reale problema: l'esodo dei bambini italiani dalle scuole in cui negli anni aumentano i figli di stranieri. I loro genitori li iscrivono in scuole a più bassa percentuale di stranieri nella convinzione errata che i programmi vengano attuati più velocemente. Può capitare che, così, li tolgano da scuole molto avanzate per iscriverli a scuole "ordinarie": Questo errore va spiegato molto chiaramente e il Comune dovrebbe farsene carico con una campagna informativa dedicata».

Come si può rispondere a un genitore che nutre questa preoccupazione?

«Gli si può spiegare che la classe è una comunità che si arricchisce attraverso le diversità che si esprimono, e fra queste diversità non c'è solo quella della provenienza. Ognuno degli alunni ha le proprie capacità, timori, lentezze e velocità. Amalgamare queste situazioni è garanzia di un successo scolastico, non amalgamarle porta alla dispersione scolastica per alcuni. Ripeto, poi, che le scuole si sono variamente attrezzate per rispondere a nuove esigenze che prima non c'erano. Ma c'è un ultimo punto che riguarda i genitori stranieri».

Cioè?

«La classe è una comunità composta anche dai genitori. Accade qualche volta che gli stranieri, soprattutto se parlano poco o per nulla l'italiano, si affidino totalmente all'istituzione scolastica. In parole più povere viene a mancare il rapporto diretto tra insegnanti e genitori. I mediatori, che fanno da interpreti, sono importanti anche per questo. Così come sono molto importanti le scuole di italiano per stranieri, che spesso organizzano i corsi direttamente nelle scuole inserite in quartieri cittadini con alta percentuale di stranieri».

I dati: le scuole di Milano con più stranieri

In testa alla classifica delle scuole medie con più stranieri, secondo i dati forniti dall'assessorato all'educazione, c'è quella di via Vincenzo Russo, zona via Padova-Turro, con l'81,2%. Seguono via Giacosa (sempre via Padova ma zona Trotter) con il 70,5% e via Benigno Crespi (Maciachini) con il 70,1%. Sopra la metà gli stranieri anche in via De Rossi (Villapizzone), piazza Gasparri (Comasina), via Mincio (Corvetto), via Monte Velino (Molise) e via Scialoia (Affori).

Tra le scuole elementari gli stranieri sono più numerosi in via Paravia (San Siro), dove rappresentano l'83,7% degli iscritti. Seguono piazza Gasparri (Comasina) con il 72,5% e via Benigno Crespi (Maciachini) con il 67,5%. Poi via Russo (Padova-Turro), via dei Narcisi (Lorenteggio), via Dolci (San Siro), via Console Marcello (Mac Mahon), via Giacosa (Padova-Trotter), via Ravenna (Corvetto) e via Scialoia (Affori).

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