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Mercoledì, 17 Aprile 2024

Massimiliano Tonelli

Direttore Editoriale CiboToday

Il senso del sindaco Beppe Sala per la bicicletta

Il rapporto tra Beppe Sala e la bicicletta? Bene ma non benissimo. E' un (potentissimo) perno di viabilità quotidiana; eppure sembra essere visto solo come svago o sport

Una quindicina di post solo negli ultimi dodici mesi. Tanti sono i contenuti a tema bicicletta che ho trovato e che anche voi potete leggere scrollando a ritroso l’Instagram del sindaco Beppe Sala. A dire il vero dovrei esserne entusiasta, convinto come sono che la mobilità ciclabile sia uno strumento strategico e cruciale per le città e in particolare modo in una città compatta, pianeggiante e dal clima piuttosto temperato come Milano. E però c’è un però.

Lo storytelling della ciclabilità sui social del sindaco Sala

Il fatto è che questi quindici contenuti hanno tutti - sul serio: tutti! - lo stesso tono di voce. Sono integralmente dedicati a snocciolare un certo tipo di utilizzo della bici. Un utilizzo che nulla ha a che spartire con la mobilità urbana. Qualche esempio? Il sindaco festeggia i suoi 64 anni allenandosi con una fiammante bici da corsa grigia; il sindaco fa il Ghisallo da Bellagio con una fiammante bici da corsa arancione; il giorno 20 marzo (domenica!) il sindaco ci comunica che va ad allenarsi e si riposerà un’altra volta; poi dà il via alla Milano-Sanremo spiegandoci che l’anno prossimo proverà a parteciparvi; il 9 gennaio (domenica!) si fa fotografare al gelo lungo un naviglio nelle brume della Bassa; il 24 dicembre fa la pedalata della Vigilia con gli amici; il 21 novembre 2021 (domenica!) inforca la sua bici rassicurandoci che è prossimo a calzare anche il casco; il 24 ottobre (eh sì, era domenica!) sempre con la bici arancione in quel di Morimondo e poi su per i Navigli. Cosa c’è di male ad essere un grande appassionato di bici e ad allenarsi nel fine settimana girando le campagne circostanti la città? Un bel nulla, intendiamoci.

Ma perché non approfittarne per parlare almeno una volta - una! - della ciclabilità quella vera. Quella che le persone usano per andare a scuola, per andare a lavoro, per andare all’università, a fare la spesa o a fare commissioni? Quella ciclabilità che ha la potenzialità di togliere decine di migliaia di auto dalle strade, ridurre l’incidentalità e trasformare realmente Milano nella città green che spesso il sindaco racconta? Spingere su quel tipo di ciclabilità è l’unico modo per trasformare Milano in una città davvero gentile, inclusiva, accogliente. E il sindaco, pur appassionato di bici, abdica in toto a articolare questa narrazione.

Beppe Sala e la ciclabilità vista solo come sport

Cosa rappresenta insomma la bicicletta per il primo cittadino di Milano? Strumento di divertimento e di svago da weekend; apparecchio utile per stare all’aria aperta e per restare in forma; succedaneo allo sport agonistico. La bici può essere anche questo (e bene fa il sindaco a tenersi in forma nel poco tempo libero) ma ormai da decenni è molto molto di più: è un mezzo di trasporto urbano fondamentale nella pianificazione di una metropoli. Non una scelta di piacere, ma un’opzione smart se si vogliono davvero affrontare gli spostamenti cittadini in maniera intelligente, efficace e oltretutto sostenibile. Raccontare, ripetutamente, la bicicletta come uno strumento di svago da fine settimana è un malinteso bello e buono che rischia di validare e cementare nella mentalità dei cittadini preconcetti dannosi duri a morire. Si tratta proprio - tecnicamente - di un errore di comunicazione. 

Non penso che il sindaco lo faccia di proposito. Penso che il sindaco però non ci abbia mai riflettuto. Che non abbia considerato questa circostanza. Che sia piuttosto mal consigliato. E che nessuno si prenda la briga di criticarlo più di tanto. Cosa che nuoce in primis a lui.

Proiettandoci all'estero, non è un caso se in giro per l’Europa abbondano i primi cittadini (in Italia ci provava Ignazio Marino a Roma nei pochi anni in cui lo lasciarono governare) che si ostentano pedalanti verso riunioni di lavoro, meeting o incontri con la cittadinanza. Il messaggio che dovrebbe passare - specie mediante il formidabile strumento dei social media - non è tanto quello di “utilizzate la bici per divertirvi alla domenica e tenervi in forma”, piuttosto quello di “sostituite la bici all’auto e vi cambierà la vita in meglio contribuendo al benessere di tutti”. E il sindaco potrebbe essere un testimonial efficacissimo in questo senso, capace di modificare e correggere decine di migliaia di abitudini sbagliate, retaggi, comportamenti superati.

Appello al sindaco: una nuova prospettiva sulla ciclabilità

Il suggerimento che mi permetto di recapitare a Beppe Sala e alle persone che lo coadiuvano nella sua comunicazione è dunque quello di familiarizzare con citybike normali (non solo sofisticate bici da competizione che costano più di un’utilitaria), di usarle davvero per qualche specifico spostamento in città, di farsi incontrare dai cittadini mentre si aggira pedalando in centro e di comunicare tutto questo attraverso i suoi canali. Moltissimi potrebbero essere i milanesi invogliati ad imitarlo. 

Di più: così facendo il sindaco potrebbe scoprire (impossibile farlo durante una gita domenicale o di una scalata ciclistica sulle Prealpi) quali sono gli innumerevoli disagi che la ciclabilità urbana ancora oggi incontra a Milano: le doppie file, l’arroganza degli automobilisti, la tortura rappresentata dal pavè, l’incredibile assenza di una ciclabile sulla cerchia dei Bastioni o sulla Circonvallazione. Aggirandosi davvero in bici in città il sindaco non avrebbe dubbi, ad esempio, sulla necessità di un pedaggio ulteriore per l’Area B invece di bloccarlo e posticiparlo come ventilato in questi giorni… 

Una città con ambizioni davvero verdi dovrebbe in realtà imporre ai suoi amministratori (consiglieri, giunta e sindaco in primis, ma anche qualche dirigente) di muoversi con bicicletta e mezzi pubblici. Non per retorica o populismo, ma perché non c’è altro modo per comprendere realmente i problemi della mobilità, affrontarli e risolverli. 

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