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Carmine Ranieri Guarino

Giornalista MilanoToday

Chi ha paura del 118?

L'assessore alla sanità, Guido Bertolaso, ha deciso di bloccare l'accesso al 118 per i giornalisti. E dispensa consigli alla categoria: "Mi chiedo se questo sia il diritto di cronaca". Ma il bavaglio ai cronisti è un problema di tutti, anche suo

Un passo indietro di undici anni, inspiegabile. Un salto nel passato, inspiegato. Un ritorno al 2012 senza un perché chiaro né chiarito. A premere il tasto rewind è stato Guido Bertolaso, assessore alla sanità di regione Lombardia e uomo di fiducia, anche di più, del governatore Attilio Fontana, che dopo l'ultima rielezione ha deciso di affidare di nuovo all'ex numero uno della protezione civile uno degli assessorati più importanti. E dopo un paio di misure sul tema - forse l'unica di spessore è stata distribuire qualche milione di euro qui e lì nel tentativo di ridurre le liste di attesa, infinite -, Bertolaso ha deciso di iniziare una nuova battaglia. Tutta sua. Non contro il covid, non contro la malasanità, ma contro i giornalisti. Insieme al tasto rewind, infatti, venerdì il sostituto di Letizia Moratti ha premuto anche il tasto off, facendo calare il buio sul sistema di Areu - l'azienda regionale emergenza urgenza - riservato ai giornalisti. 

Addio notizie

Il portale real time di quello che una volta era il 118 permetteva ai cronisti di avere informazioni di base su un evento, solo se accaduto in strada o in un luogo pubblico. I giornalisti, tutti identificati e identificabili con username e password, erano a conoscenza di indirizzo, sesso ed età dei coinvolti, motivo dell'intervento delle ambulanze, forze dell'ordine allertate e ospedale di destinazione. Un sistema attivo dal 2012 che aveva lo scopo - fino a oggi centrato perfettamente - di dare ai cronisti dei primi dettagli su un fatto, così da permettere loro di raggiungere il luogo per fare una cosa semplice: raccogliere informazioni e scrivere, raccontando la realtà. In una parola: di fare i cronisti. Eppure, da venerdì pomeriggio quel sistema non c'è più. Bertolaso lo ha spento, senza preavviso né motivazioni. Senza fornire una spiegazione né avvisare chi con quello strumento ci lavora. 

Ma era solo l'inizio. Perché lunedì mattina Bertolaso ha fatto lo sforzo di incontrare una delegazione di giornalisti per spiegare - spiegare? - quanto successo. Dopo l'appuntamento, il gruppo cronisti lombardi, l'associazione lombarda giornalisti e l'ordine dei giornalisti nazionale e della Lombardia hanno parlato di un "un errore che mina gravemente il diritto all’informazione dei cittadini lombardi", raccontando di aver "fatto presente che il sito è stato chiuso senza alcun preavviso, lasciando i cronisti senza nessuna alternativa". 

"Guido Bertolaso - questa la ricostruzione dei presenti - durante l’incontro non ha accettato di riaprire il servizio, ma ha parlato di valutare col ministero della Salute e il Garante della Privacy la funzionalità del portale, prima di decidere se e come riaprirlo. Una risposta inaccettabile, che a nostro avviso mostra la volontà di non riaprire. Ci sembra inoltre grave che, in tema di sanità, il primo intervento dei nuovi vertici regionali sia quello di 'governare l’informazione' - hanno proseguito i cronisti - invece di preoccuparsi delle inefficienze della sanità stessa, che ha ben altre urgenze d’intervento.  Il sistema 'real time' Areu funziona, non viola regole e non impatta negativamente con nessuna attività di primo soccorso che si svolge sul territorio". "L'oscuramento ai giornalisti di Areu rappresenta un'ulteriore limitazione alla libera informazione che fa il paio con l’infelice normativa sulla presunzione d’innocenza, conosciuta come Legge Cartabia, che sta limitando gravemente la diffusione di notizie di carattere giudiziario", hanno concluso i giornalisti.

La "colpa" dei siti online

Finita? Neanche per sogno. Perché ancora Bertolaso ha affidato la sua ricostruzione - abbastanza diversa - all'agenzia di stampa del Pirellone, Lnews, con una nota dai toni poco concilianti. "Questa mattina in una videoconferenza, che ho organizzato venerdì scorso, ho comunicato" ai cronisti "le motivazioni che mi hanno spinto a interrompere momentaneamente il servizio ‘real time’ offerto dall’agenzia regionale delle emergenze Urgenze ai media lombardi per accedere alle informazioni dei soccorsi effettuati sul territorio regionale", ha chiarito, anche se pare che di motivazioni non ne siano state date. “Una decisione - ha continuato Bertolaso - maturata dall’esigenza di rimodulare il servizio alla luce dei mutamenti che anche l’informazione ha subito dal 2012, anno in cui è stato attivato. Ho spiegato fin da subito che non c’è mai stata l’intenzione di impedire il diritto di cronaca, pur ricordando che la missione di Areu è quella di prestare soccorso ai cittadini, non altro, e che il servizio finora offerto dalla Lombardia rappresenta un unicum nel panorama nazionale. Nessuna Regione è dotata di un simile strumento". "Purtroppo con l’avvento dei siti di informazione online, nei quali troppo spesso lavorano giornalisti senza il dovuto riconoscimento contrattuale previsto dalla categoria, oggi abbiamo rilevato che i tempi per elaborare le notizie si sono ridotti drasticamente compromettendo, in taluni casi, di accertare la realtà dei fatti e la completezza dell’informazione", ha evidenziato l'attuale assessore, già "multi commissario" al Pirellone e in giro per l'Italia. 

“Alla luce di questo, ben cosciente che lo strumento realizzato da Areu è di grande rilevanza per tutti i media della Lombardia, ho semplicemente chiesto ai miei interlocutori di attendere due settimane per poter mettere a loro disposizione un servizio più coerente con tutto il sistema dell’emergenza, dal soccorso sul posto fino alla presa in carico nei pronto soccorso, proprio per fornire una comunicazione più attendibile ed esaustiva”. Ed ecco il colpo di classe di Bertolaso: “Non solo, li ho anche informati che ne avrei parlato nei prossimi giorni con il Ministro della Salute Orazio Schillaci, verificando la possibilità di estendere il servizio offerto da Areu in tutto il territorio nazionale". 

Insomma - almeno così pare - Bertolaso vorrebbe estendere l'esperienza di Areu a tutta Italia, ma intanto - forse con l'altra mano - la accantona in Lombardia. 

Quindi la conclusione, con un filo di risentimento, evidente. "Alla luce di tanta disponibilità, riconosciutami anche dai partecipanti alla riunione di questa mattina, resto sconcertato nel leggere il comunicato da loro appena diffuso che riporta dichiarazioni assolutamente false come quella che avrei dovuto ‘fare valutazioni con il Ministro della Salute e con il Garante della Privacy, prima di decidere se e come riaprirlo’ omettendo completamente la mia intenzione di riaprire il portale una volta completate le modifiche necessarie. A questo punto mi domando se questo sia il diritto di cronaca, quello vero, al quale si appellano i miei interlocutori", la lezione di giornalismo di Bertolaso. "Anche perché leggere che quello in questione sarebbe ‘il primo intervento dei nuovi vertici regionali in tema di sanità’, oltre che menzognero, dimostra come il tono del confronto stia, purtroppo, assumendo caratteri che - ha chiosato - nulla hanno a che fare con il diritto di cronaca”. 

Un giornalista meno informato è un problema di tutti

Ma il punto, con buona pace dell'assessore, è proprio il diritto di cronaca. Un giornalista meno informato è un problema per tutti, non solo per i giornali. Un cronista che non sa più cosa succede in città - e il 118 era uno strumento innegabilmente utile, anche se non il solo - è un problema per i cittadini che hanno il diritto di essere informati. E tra i cittadini c'è anche Bertolaso, che ai tempi dei "miracoli" sui vaccini o sull'ospedale in Fiera ci teneva che i cronisti sapessero, perché i lombardi sapessero. Lo stesso Bertolaso che oggi sembra aver paura di un 118 "aperto" ai giornalisti.

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