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Venerdì, 30 Settembre 2022
Porta Nuova

Biblioteca degli Alberi: perchè Milano non prende esempio da sé stessa?

Dal Parco Sempione ai Giardini Montanelli. Sono tante le aree verdi di pregio che potrebbero essere gestite in maniera più contemporanea generando nuovo valore economico e culturale

Immaginate un’organizzazione privata, ma senza scopo di lucro. Che si prende carico di uno dei parchi più grandi e centrali di Milano, ne cura la manutenzione, la varietà botanica, la sicurezza, la pulizia impeccabile. E organizza eventi culturali e di aggregazione, dalla lezione di yoga fino al grande concerto internazionale. In tutto qualcosa come 200 appuntamenti all’anno aperti a tutti. Immaginate questa organizzazione dotata di uno staff di prim’ordine, di un direttore artistico, di un'associazione di "amici" e mecenati, della capacità di fare fundraising per sostenersi. E poi di un logo, di una grafica riconoscibile, di un’identità coordinata. Immaginate in sostanza come un giardino pubblico possa trasformarsi ed evolvere fino al punto di essere gestito esattamente come un'istituzione culturale. Ora smettete di immaginare e andate sotto i grattacieli di Portanuova, ai piedi della Torre Unicredit o del Bosco Verticale perché in quel posto tutto ciò che stavate immaginando avviene già.

Lì, infatti, c’è la Bam, la Biblioteca degli Alberi di Milano, il parco gestito dalla Fondazione Riccardo Catella nell’ambito di una partnership pubblico-privato più unica che rara a Milano e ovviamente in Italia. Insomma nel cuore del nuovo quartiere di Gae Aulenti il Comune di Milano può vantare un parco pubblico tra i più belli di tutte le città italiane pur non avendo investito alcunché per realizzarlo e non spendendo nulla per la complessa manutenzione che il parco stesso richiede. E come se non bastasse, ha una gamma di attività sportive e culturali che abbraccia tutto l'anno. Dopo 3 anni il modello è rodato e l’esperimento è diventato una buona pratica che come tale non aspetta altro di essere replicata. Parco Sempione, Giardini Montanelli, Parco delle Basiliche.

Queste e molte altre aree verdi di pregio della città potrebbero uscire da una governance tradizionale che non incoraggia fundraising, donazioni, indipendenza finanziaria e inibisce capacità di acquisire sponsor, mecenati e partner. Perché, ad esempio, il meraviglioso Parco Sempione non deve avere un suo direttore artistico capace di contemperare tutela e sviluppo e di coordinare tutte le attività culturali, sportive, ricreative del parco? Fatemi fantasticare: se oggi lo sceicco di Doha volesse donare fondi ai Giardini Montanelli non troverebbe un interlocutore diretto e idoneo come invece lo troverebbe nella Central Park Conservancy che - con un modello simile alla Bam - gestisce il celebre parco di Manhattan. E come convincere una grande casa di moda ad investire sulla riqualificazione dei Giardini della Guastalla se non assicurando la presenza di un autorevole direttore artistico e di un programma culturale all’altezza che qualifichi l'immagine di quell'area verde? Sono solo ipotesi, ma è così che funziona in molte città del mondo. Ed è così che funziona anche a Milano, ma esclusivamente per quanto riguarda la Bam.

Attenzione: nessuno dice che i parchi nella nostra città siano tenuti male, ma superando una governance ormai antiquata e implementando modelli più rispondenti alle esigenze contemporanee, le cose potrebbero andare enormemente meglio. Una gestione più sfidante potrebbe trasformare il verde pubblico da spesa netta a opportunità economica, culturale, occupazionale. Sprigionando valore a beneficio di tutti e irrobustendo la tutela allo stesso tempo. E contribuendo a rendere i parchi cittadini sempre più un pezzo importante della vita delle persone. "Sono convinta che adesso sia il momento. Vedo la macchina comunale pronta a questa sfida. Il nostro modello è a regime e può essere di ispirazione per altri modelli in città, anche se a dire la verità il tema è nazionale" mi conferma la direttrice culturale della Bam Francesca Colombo. E allora, cosa aspettiamo?

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