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Mercoledì, 28 Febbraio 2024
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I pozzi green di Milano che producono barili di "petrolio"

Grazie al recupero di oli di frittura esausti di 81 cucine di Milano e hinterland sono stati prodotti circa 32mila litri di biodiesel

A Milano non ci sono pozzi petroliferi, ma in un anno (grazie agli scarti di alcuni locali milanesi) sono stati prodotti oltre 32mila litri di biodiesel: carburante identico al diesel prodotto con oli alimentari esausti. Tutto è stato possibile grazie al progetto Hove realizzato da Hera con la collaborazione di Eni e diverse cucine.

Tra Milano e hinterland sono state recuperate 29 tonnellate di olio vegetale esausto da 81 cucine tra cui quelle delle mense di Camst, Cirfood, Elior e i ristoranti del gruppo Cremonini (Roadhouse, Chef Express, Cavalera e Wagamma). Successivamente gli oli sono stati convogliati alla bioraffineria Eni di Venezia a Porto Marghera, dove, grazie alla partnership fra Hera ed Eni, sono stati trasformati trasformati in biocarburante idrogenato. In breve: grazie al riutilizzo degli oli esausti milanesi sono stati "prodotti" circa 203 barili di greggio.

Milano ma non solo. In tutta Italia il progetto ha permesso di recuperare 1.540 tonnellate di olio vegetale esausto, olio frutto sia delle raccolte urbane nei comuni in cui il gruppo Hera svolge il servizio di igiene urbana ma anche con gruppo della ristorazione. Complessivamente, il biocarburante derivante dall’azione Hera ha consentito di evitare l’emissione nel 2022 di circa 4.900 tonnellate di CO2: dal punto di vista ambientale, l’equivalente dell’anidride carbonica assorbita in un anno da oltre 58mila alberi.

Oltre alla protezione ambientale (gli oli vegetali esausti se non smaltiti correttamente possono essere pericolosi per la natura), l’attività costituisce un tassello rilevante della transizione energetica. Il biocarburante, infatti, abbatte le emissioni di anidride carbonica rispetto ai processi di produzione del gasolio tradizionale senza necessità di modifiche al motore o agli impianti di distribuzione e dunque può accompagnare la progressiva elettrificazione del trasporto leggero, oltre a essere un’immediata soluzione per i segmenti non facilmente elettrificabili come, ad esempio, il trasporto pesante e marittimo.

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