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Il blitz in corso Sempione

Il blitz in corso Sempione

"Il business non si ferma": blitz contro il Festival di Sanremo, "bloccati" gli studi Rai

Blitz del collettivo Lume fuori dagli studi Rai di corso Sempione. Nel mirino il Festival

Fumogeni, uno striscione dal contenuto chiarissimo e del nastro per bloccare gli ingressi. Blitz lunedì sera agli studi Rai di corso Sempione a Milano firmato da "Lume", il collettivo di studenti, musicisti e artisti che ha voluto dire così il proprio no, forte e chiaro, al Festival di Sanremo, che dovrebbe - il condizionale è d'obbligo - svolgersi a inizio marzo all'Ariston con la presenza del pubblico nonostante le difficoltà che il mondo dell'arte si trova ad affrontare da ormai quasi un anno a causa dell'emergenza covid. 

I manifestanti hanno esposto un lenzuolo con la scritta "Non ci sono palchi di serie B, Sanremo e profitto non sono covid free" e hanno poi affisso sulle vetrate d'ingresso dei cartelli con il marchio "Rejected", "respinto". 

"Abbiamo deciso di bloccare simbolicamente le porte degli studi televisivi della Rai perché reputiamo inaccettabile, considerata la grave situazione in cui versa il mondo dell’arte e dello spettacolo, che si legittimi la narrazione per la quale esistono teatri di serie A e di serie B", hanno spiegato da Lume in una nota. "Mentre governo e regione Lombardia si fronteggiano a colpa di numeri ed R(t), gli imprenditori e i negozianti invocano class-actions, la politica si è dimenticata della cultura: teatri, i musei, gli spazi musicali ed espositivi chiusi senza prospettiva, quasi 600.000 lavoratrici e lavoratori senza certezze e con pochissimi sussidi, soprattutto se paragonati alla media europea. Per mesi si è parlato dei banchi con le rotelle invece che organizzare un’istruzione in presenza ma sicura, quale è il modo migliore per distogliere lo sguardo dal terribile stato in cui versano i settori dell’arte e della cultura in Italia? Il Festival di Sanremo", il loro j'accuse. 

La protesta dei bauli in piazza Duomo

"La macchina burocratica e finanziaria che sta dietro al festival non si può fermare, anche in deroga alle norme anti-contagio, il business del festival deve andare avanti, troppi i profitti economici che girano intorno alla kermesse. Ancora una volta, nella triste storia della pandemia, i profitti guidano la linea politica del governo nel decidere chi deve aprire e chi deve restare chiuso - hanno proseguito gli studenti e gli artisti -. Il problema, sia chiaro, non è il Festival di Sanremo bensì il messaggio che verrà fatto passare a gran voce: lo spettacolo e la cultura, nonostante tutto, non si fermano e vanno avanti".

"Lo spettacolo e la cultura, quel variegato ed eterogeneo mondo composto in gran parte da precarie e precari 'imprenditori di sé stessi', sta invece morendo nell’indifferenza generale - hanno sottolineato dal collettivo -. Le parole del Ministro della cultura Franceschini, che ha dichiarato tempo fa che «nessuno è stato lasciato da solo nell’attraversamento di questo deserto», pesano come macigni sulle spalle degli operatori e delle operatrici dello spettacolo che non lavorano da mesi né hanno ricevuto forme di reddito. Impegnarsi per far svolgere il Festival e non per dare fondi e futuro alla cultura, in tutte le sue sfaccettature e rappresentazioni, è un gesto gravissimo che va condannato con fermezza - hanno ribadito -. I diversi milioni di euro, di fondi pubblici, investiti ogni anno nel Festival devono essere destinati alla ripresa di tutto il comparto culturale, non solo - hanno concluso - dell'elites culturale dell’Ariston".

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