Buche nelle strade, Forza Italia propone una class action e un appalto unico come per il verde

Le proposte

Una buca in via Turati (foto de Pasquale)

Per il Comune di Milano, il "capitolo buche" significa 4.300 interventi programmati negli ultimi mesi. Ma per i milanesi, significa fare slalom quando si cammina sui marciapiedi o quando si guida (auto, moto, biciclette), e magari rinunciare ad alcuni mezzi (in primis gli scooter), e in questi ultimi tempi più del solito, anche per via del maltempo che "scopre" le piccole e grandi voragini in giro per la città. Buche, ma anche masselli e pietre di pavé che si staccano creando situazioni che possono portare a conseguenze gravi.

Le soluzioni? La politica si divide, e mentre il sindaco Giuseppe Sala chiede al suo assessore Marco Granelli, responsabile per i lavori pubblici, di concentrare il massimo impegno su questo problema, Fabrizio De Pasquale di Forza Italia propone azioni alternative, anche di lungo respiro, insieme a Orietta Colacicco, che da "civica" è diventata responsabile mobilità di "Piattaforma Milano", un movimento civico che strizza l'occhio al centrodestra in vista delle elezioni comunali del 2021.

Secondo De Pasquale ci sono almeno tre motivi per cui la "città più ricca d'Italia" non riesce ad aggiustare le strade decentemente. Il primo motivo è che i cantieri sono in ritardo di almeno due anni rispetto al Piano delle Opere Pubbliche. «In questo momento sono attivi appalti approvati nel 2016 e 2017. La responsabilità va attribuita alla "macchina comunale" ma anche al codice degli appalti, la cui complessità ha peggiorato la situazione», chiosa De Pasquale. Il secondo motivo risiede negli stanziamenti. «Fino alla giunta Moratti, si investivano 40-50 milioni di euro all'anno nei rifacimenti stradali. Oggi siamo tra i 25 e i 27 milioni».

Pochi tecnici per controllare i lavori

E poi il problema forse più grave: i "controllori" delle strade sono oggi 18, mentre dieci anni fa erano 60. Significa che, in media, due persone per ogni Municipio milanese controllano sia le buche nuove sia gli interventi su quelle già "note". E per di più, soltanto tre geometri controllano il "ripristino" dei sottoservizi. Parliamo di quei lavori per sostituire cavi telefonici o tubature, in seguito ai quali il pezzo di strada o marciapiedi viene "rattoppato". Ma se soltanto in tre controllano che il rattoppo sia fatto a regola d'arte, è probabile che non tutti vengano eseguiti come si deve. Risultato: strade in cui sono stati effettuati lavori di sottoservizi nell'estate del 2019, come viale Stelvio o corso di Porta Vittoria, sono già pieni di buche.

Tutto ciò procura danni al Comune e ai cittadini. Al Comune perché, per esempio, oltre 40 mezzi di Atm vengono ogni anno riparati in officina a causa di buche e masselli malmessi. L'ultimo caso, eclatante, è quello di un autobus a cui si è rotto il serbatoio a causa del pavé, con il risultato che il gasolio è stato sversato nel Naviglio Grande. Sono inoltre aumentate (poi lo vedremo in dettaglio) le richieste di risarcimento di danni da parte dei cittadini. E i pochi vigili urbani notturni sono praticamente tutti impegnati per segnalare gli incidenti o le buche a chi transita nelle strade interessate, per cui distolti da altre funzioni.

E poi i danni ai cittadini. Aumentano per esempio gli incidenti gravi. I mezzi privati si usurano, si rompono e vanno riparati. Le persone più fragili talvolta rinunciano a muoversi in caso di pioggia temendo le conseguenze delle buche. Allo stesso modo i motociclisti lasciano scooter e moto nei box. E i tempi di rimborso sono elevati: il cittadino può attendere anche due anni per ottenere il denaro.

«Appalto unificato ogni due o tre anni come per il verde»

Come ovviare a questo panorama ingarbugliato? Secondo De Pasquale e Colacicco, anzitutto occorre stanziare più soldi per la manutenzione stradale, possibilmente tornando ai 40-50 milioni di dieci anni fa. Ma soprattutto si potrebbe creare un "global service" della manutenzione stradale, ovvero un appalto unificato pluriennale che comprenda ogni voce, esattamente come oggi succede per il verde pubblico. In questo modo, la macchina amministrativa del Comune concentrerebbe i suoi sforzi su un unico appalto ogni due o tre anni anziché riprodurre le stesse energie e gli stessi tempi per ogni piccolo appalto di riparazione delle strade.

E ancora, la proposta di creare e sviluppare "cunicoli tecnologici" nel sottostrada di arterie importanti, coinvolgendo MM e A2A, in modo da non riaprire spesso quelle strade. Quarta idea, utilizzare il grafene, un materiale a base di carbonio molto più resistente del conglomerato bituminoso oggi utilizzato. Ed infine elaborare il "piano della pietra" per stabilire una volta per tutte dove lasciare masselli o pavé e dove utilizzare altri materiali.

Ma non è tutto: Forza Italia propone una "class action", non tanto per aiutare i cittadini a recuperare i risarcimenti («questo non è un problema, se non per gli anni che passano»), quanto per arrivare a trovare un giudice che (sono le parole di De Pasquale) «obblighi giudizialmente il Comune di Milano a intervenire».

90 feriti a Milano in un anno

Ma quanti sono gli incidenti o gli infortuni dovuti alle buche? Stabilirlo è complicato. L'Istat e l'Aci hanno dati riguardanti i soli incidenti stradali (quelli rilevati dalle autorità di polizia) ma solo se mortali o con feriti gravissimi (codici rossi). In italia, nel 2017, sulle strade urbane sono stati 725, di cui 158 in Lombardia e 84 a Milano città, questi ultimi senza morti ma con 90 feriti, di cui il 76% uomini e il 93% conducenti di veicoli. 

Dal Comune arrivano invece i dati sulle richieste di risarcimento. E si assiste a un fenomeno particolare: da un lato l'impennata di domande, dall'altro il crollo del risarcimento medio. Nel 2016, infatti, la media era di 2 mila euro a testa con circa 1.600 richieste; nel 2018 le richieste sono state 2 mila con una media di soli mille euro a testa. In calo anche le pratiche liquidate rispetto alle richieste, appena il 29% nel 2018 contro il 42% del 2016. Una fotografia che rappresenta un problema da risolvere, per il bene dei cittadini e anche dell'immagine di Palazzo Marino.

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