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Il covid è più contagioso che nel 2020 ma i vaccini sono efficaci, ha detto Burioni

Le parole dello scienziato durante un webinar del Gruppo San Donato

Il virus del covid ha incontrato un nemico "imprevisto", il vaccino, che «suscita un'immunità molto più potente di quella suscitata dalla malattia, almeno ne siamo certi per i vaccini a mRna per i quali ci sono più dati». Lo ha spiegato Roberto Burioni, microbiologo del San Raffaele, durante un evento in diretta sui canali social del Gruppo San Donato, dal titolo "Covid-19: una battaglia che la scienza sta vincendo". «Noi che studiamo i virus - ha proseguito lo scienziato - abbiamo sempre detto che il miglior vaccino è la malattia. Per questo virus non è vero: il miglior vaccino è il vaccino».

Burioni si è poi soffermato sull'efficacia dei vaccini e sull'immunità indotta, affermando che in questo momento «nessuna variante di covid è in grado di superare l'immunità indotta dai vaccini». Una certezza che proviene dall'Inghilterra dove molta della popolazione è stata ormai vaccinata utilizzando Astrazeneca e Pfizer: la capacità di proteggere dalla malattia grave e quindi dal ricovero, secondo i dati a disposizione, è del 92% per il primo e del 96% per il secondo. «Quando un virus muta per evitare il vaccino, siamo sicuri che mantenga la sua capacità replicativa?», ha poi retoricamente chiesto Burioni.

«Quasi un miracolo avere vaccini efficaci dopo 10 mesi»

Il virus, tuttavia, è diventato più contagioso rispetto al 2020. La variante inglese, ormai predominante anche in Italia, è più trasmissibile del virus "originale" e la nuova variante indiana è ancora più trasmissibile di quella inglese. «Il covid è molto più contagioso dell'influenza (che non c'è stata perché mascherine e distanziamento l'hanno bloccata) e lo è diventato ancora di più. Ma abbiamo il vaccino e non era scontato. Essere riusciti, in dieci mesi, a fare un vaccino sicuro ed efficace, in grado di bloccare la malattia, è qualcosa di vicino al miracolo».

«Vaccinerei mia figlia se avesse 12 anni»

E sui vaccini ai più giovani, lo scienziato del San Raffaele non ha molti dubbi: «Mia figlia ha dieci anni ma, se ne avesse dodici, la farei vaccinare domattina», ha affermato durante il webinar. «Sopra i quarant'anni ci si deve vaccinare perché il rischio derivate dalla vaccinazione è infinitesimale rispetto a quello che può derivare dal contrarre covid. Per i ragazzi e i bambini il discorso è più complesso».

Secondo Burioni, se è vero che di solito nei più giovani l'infezione ha un decorso lieve, non significa che «decorra sempre in modo irrilevante. Inoltre il giovane può proteggere sé stesso ed è anche un elemento importante nella circolazione. Tutti i virus circolano nelle scuole, sappiamo che l'interazione fra i bimbi e i giovani è immensamente più alta di quella che c'è tra i cinquantenni».

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